Capitolo 1

 

“Ci siamo, Radtz! L’abbiamo trovato!” esclamò, felice, Hitty.

“Lasciamelo prendere, ti puoi fidare!” disse rapidamente Radtz, muovendosi con disinvoltura.

“No, Radtz! Fermo!”.

Hitty sembrava molto preoccupato, ma Radtz lo ignorò e, come aveva immaginato, l’amico inciampò e cadde sull’oggetto delle loro ricerche. Un urlo scosse l’intera vallata.

 

QUALCHE GIORNO PRIMA

“Ciao, Radtz! Come mai quel muso lungo?” chiese Hitty, un elfo rosa della Valle Fiorita. Hitty era un ragazzo longilineo, dai lineamenti delicati e dal sorriso dolce. Aveva dei grandi occhi azzurri e dei lunghi capelli color miele. Indossava l’armatura, in oro rosa, della propria casata. La spada era riposta nel fodero lungo il fianco destro, mentre uno scudo a forma di testa di gatto era assicurato sulla schiena. Gli elfi rosa difficilmente combattevano contro i propri nemici; erano soliti affrontarli con dolcezza, sfoggiando il loro “sorriso magico”.

“Ciao, Hitty” rispose, mesto, Radtz, girandosi verso l’amico e sospirando.

Radtz stava staccando, distrattamente, i petali di una margherita per lasciarli cadere nel torrente che scorreva sotto i propri piedi. Era il migliore amico di Hitty e, come Hitty, indossava l’armatura d’oro rosa della propria casata. Era bello e dal fisico slanciato, con lunghi capelli color grano che gli ricadevano sulle spalle, gli occhi verdi e un sorriso disarmante.

“Cosa succede?” chiese Hitty, appoggiandosi al parapetto di legno del piccolo ponte che sovrastava il torrente.

L’immagine dei due elfi si rifletteva sulla superficie dell’acqua sotto di loro.

“Il mio gattino sta male” piagnucolò Radtz.

“Poverino! L’hai portato dal veterinario? Ghelody è molto brava”.

“Certo, l’ha visitato”.

“Bene! Che cosa ti ha detto?”.

“Non può curarlo…”.

“Deve pur esserci un modo!” sbottò Hitty.

“Sì, amico mio, ma è molto pericoloso”. Radtz impallidì al solo pensiero.

“Dobbiamo salvarlo, siamo elfi rosa e questa è la nostra natura!” esclamò Hitty, alzando il pugno verso il cielo turchese.

“Hai ragione! Mettiamoci all’opera” sorrise Radtz, speranzoso.

I due amici si misero subito in cammino senza ulteriore indugio. Per tutta la mattina, seguirono il sentiero che portava verso la fine della vallata.

“Cosa dobbiamo cercare?” chiese, perplesso, Hitty, rompendo il silenzio.

“Una bacca che cresce nel bosco sacro” rispose, quasi sussurrando, Radtz.

“Come?”. Hitty era terrorizzato, sperava di aver capito male.

“Dobbiamo andare nel bosco sacro” borbottò Radtz, rabbrividendo.

“Ma ci vive il drago dorato!” urlò Hitty.

“Te l’ho detto che non c’era modo di curarlo!” scoppiò in lacrime Radtz.

Hitty gli diede una pacca sulla spalla. “Lo affronteremo! Stai tranquillo, amico mio”, lo rassicurò.

Camminarono fino all’ora di pranzo nella valle ricoperta da fiori di tutti i colori dell’arcobaleno e quando il sole fu verticale nel cielo, fecero una pausa. Hitty chiuse gli occhi, iniziò a recitare una strana filastrocca magica e dalla bocca gli fuoriuscì una nebbiolina fucsia che, una volta toccato il terreno, si trasformò in una coperta da picnic con una bella fantasia floreale.

Fu il poi il turno del suo amico: Radtz mosse lentamente le mani, come per mimare qualcosa, e sulla coperta si materializzò un cesto di vimini pieno di leccornie di ogni genere. I due elfi rosa si rifocillarono e poi si rimisero in viaggio.

“Radtz, fermo! Non ti muovere!” urlò, terrorizzato, Hitty.

L’elfo rosa si bloccò immediatamente, iniziando a sudare freddo.

“Che succede, Hitty?” sussurrò lentamente, in preda al panico.

L’amico estrasse la spada e impugnò lo scudo a forma di testa di gatto forgiato dal semidio Kello.

“Un’ape si è posata sulla tua armatura…” balbettò, incredulo, Hitty.

“No! Non può essere! Sono spacciato! Promettimi che ti prenderai cura del mio gattino… promettimelo!” urlò Radtz.

Hitty non riuscì a trattenersi e scoppiò in una grassa risata.

“Stavo scherzando, Radtz! È solo una coccinella rosa”.

L’elfo burlone si avvicinò all’amico e soffiò sulla spalla in direzione dell’insetto, che colse l’attimo e spiccò il volo.

“Che bellissimo scherzo, Hitty. Sei proprio un amico” sbottò, sarcastico, Radtz.

“Non te la prendere, amico mio, avresti dovuto vedere la tua faccia!” rise nuovamente Hitty.

I due elfi ripresero il viaggio e verso sera arrivarono al limitare del bosco.

“Sarà meglio accamparsi qui, domattina riprenderemo il viaggio” spiegò Hitty. “Girano strane storie sulle creature notturne che popolano quel posto, dove neanche il sole ha il coraggio di entrare”.

“Va bene” balbettò Radtz.

Allestirono il campo per la notte e accesero un fuocherello. Radtz preparò la cena a base di radici e tuberi.

“Guarda, Radtz! Le tre lune si sono alzate nel cielo stellato!” esclamò Hitty.

“La rossa, la gialla e la blu! È vero! Oggi è il primo giorno del drago, ci aspettano sei mesi di festeggiamenti” rispose felice.

“Non mi sento molto bene, cosa hai messo nella zuppa?” chiese, tenendosi lo stomaco, Hitty.

“Le solite cose: radici, tuberi e un po’ d’amore” rispose, sudando freddo, Radtz.

Eh sì, caro lettore. Sta per accadere proprio quello che immagini.

 

“Svegliati, Hitty! Il sole è sorto” borbottò Radtz, stiracchiandosi.

“Buongiorno! Che dormita!” sbadigliò.

Radtz si alzò in piedi per fare un po’ di ginnastica, ma qualcosa lo lasciò senza fiato: parte del bosco era stato distrutto e il prato intorno ai due elfi era ricoperto da animali uccisi selvaggiamente.

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