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BLOG: EMILIO SALGARI – VERONA, 21 AGOSTO 1862 – TORINO, 25 APRILE 1911

È stato uno scrittore italiano di romanzi d’avventura molto popolari.

Autore straordinariamente prolifico, è ricordato soprattutto per essere il “padre” di Sandokan, del ciclo dei pirati della Malesia e quelle dei corsari delle Antille. Scrisse anche romanzi storici, come Cartagine in fiamme, e diverse storie fantastiche, come Le meraviglie del Duemila in cui prefigura la società attuale a distanza di un secolo, un romanzo scientifico precursore della fantascienza in Italia. Molte sue opere hanno avuto trasposizioni cinematografiche e televisive.

Nacque a Verona nel 1862 da madre veneziana, Luigia Gradara, e padre veronese, Luigi Salgari, commerciante di tessuti presso Porta Borsari a Verona e fu battezzato il 7 settembre nella chiesa di S. Eufemia. Crebbe poi in Valpolicella, nel comune di Negrar, in frazione Tomenighe di Sotto, poi abbandonata per trasferirsi nell’attuale “Ca’ Salgàri”.
A partire dal 1878 studiò poi al Regio Istituto Tecnico e Nautico “Paolo Sarpi” di Venezia, ma non arrivò mai ad essere capitano di marina come avrebbe voluto. Abbandonati gli studi al secondo corso nel 1881 tornò a Verona per intraprendere l’attività giornalistica.

Salgari esordì come scrittore nelle appendici dei giornali. La sua prima opera pubblicata fu un racconto, I selvaggi della Papuasia, scritto all’età di vent’anni e pubblicato in quattro puntate sul settimanale milanese La Valigia[8] e firmato con la sigla S.E. Nel 1883, tra il 15 settembre e il 12 ottobre, pubblicò a puntate sul giornale veronese La nuova Arena il romanzo Tay-See (riedito poi in volume col titolo La Rosa del Dong-Giang nel 1897), quindi sullo stesso giornale il romanzo La tigre della Malesia (riedito come Le tigri di Mompracem), che riscosse un notevole successo, ma non ne ebbe alcun ritorno economico significativo, seguito a breve distanza da La favorita del Mahdi (1883-1884), scritto otto anni prima. Sempre nel 1883 divenne redattore del giornale stesso. Svolse un’intensa attività con gli pseudonimi Ammiragliador ed Emilius. Due anni dopo diventò redattore de L’Arena. Il 25 settembre 1885 arrivò anche a sfidare a duello un collega del quotidiano rivale l’Adige.
Nel 1887 morì la madre, mentre il 27 novembre 1889 vi fu il suicidio del padre: credendosi malato di una malattia incurabile, Luigi Salgari si gettò dalla finestra della casa di alcuni parenti. Qualche anno dopo, il 30 gennaio 1892, Emilio sposò Ida Peruzzi, un’attrice di teatro. Dopo la nascita della figlia primogenita Fatima, i Salgari decisero di trasferirsi in Piemonte, dove Emilio aveva trovato un contratto con l’editore Speirani. Stabilitisi inizialmente a Ivrea nel 1894, vissero poi nella quiete canavesana delle case di piazza Pinelli a Cuorgnè e della vicina Alpette.
Verso la fine del 1897, l’editore Anton Donath, con cui aveva iniziato a collaborare, lo convinse a trasferirsi a Genova; la famiglia si sistemò a Casa Rebora, nel quartiere di Sampierdarena. Durante il soggiorno ligure naqcue Il Corsaro Nero, pubblicato nel 1898 e considerato il capolavoro di Emilio Salgari. Qui strinse anche amicizia con Giuseppe Garuti, in arte Pipein Gamba, che fu uno dei primi illustratori dei suoi lavori (it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Salgari).

BLOG: “LA TEMPESTA DI CRISTALLO”, IL QUINTO ROMANZO DE “LA SAGA DEI TRE REGNI” DI MORGAN RHODES

Prosegue così il racconto della Saga dei Tre Regni, firmata da Morgan Rhodes, pseudonimo che usa la scrittrice Michelle Rowen, nota anche come Michelle Maddox.

La serie Falling Kingdoms attualmente è composta da cinque titoli:
La caduta dei tre regni, La stirpe dei ribelli, La chiave delle tenebre, Il Principe dei Ghiacci, La tempesta di cristallo.

Nei precedenti volumi l’autrice ci ha descritto un mondo dove un tempo esistevano tre regni e la magia era praticata ovunque. I regni erano Auranos ricco e potente; Paelsia povero e Limeros freddo e ghiacciato.
La vicenda che viene narrata dalla Rhodes ha una trama ricca e articolata e il lettore seguirà i vari punti di vista dei protagonisti principali, che sono:
Cleo, principessa di Auranos: che è sempre vissuta nel lusso e nella bambagia ma che ora per salvare la sorella si mette alla ricerca di alcuni antichi cristalli magici.
Jonas, figlio di un commerciante di Paelsia: è un ribelle e vuole uccidere un nobile che gli ha ucciso per futili motivi il fratello (il nobile è il fidanzato di Cleo).
Magnus figlio del re di Limeros e la sorellastra Lucia che è stata adottata (in seguito lei scoprirà di avere importanti doti magiche).

Morgan Rhodes vive in Ontario, Canada. Diventare scrittrice è sempre stato il suo sogno, fin da quando era una bambina. Grazie al suo straordinario talento, i suoi libri hanno subito ottenuto un clamoroso successo, che le ha permesso di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa.
Oltre alla scrittura a Morgan piace la fotografia e fare viaggi. E’ una lettrice vorace ma molto esigente.
Usando un altro pseudonimo, quello di Michelle Maddox, è una autrice di molti romanzi paranormal romance e urban fantasy.
La caduta dei tre regni è il suo esordio nel fantasy, nonché il primo romanzo a essere tradotto in Italia, a questo è seguito La stirpe dei ribelli e il presente La chiave delle tenebre.

La tempesta di cristallo

Nubi minacciose si addensano sul cielo di Mytica, funesto presagio di un’imminente catastrofe. Le sorti del mondo sono nelle mani di tre giovani che hanno scelto strade diverse, ma restano uniti dal medesimo destino.
Paelsia, Auranos, Limeros: dei tre regni un tempo floridi non rimane che un arido impero di schiavi, governato col pugno di ferro dalla perfida Amara, che ha sottratto con l’inganno il trono a Gaius. Tuttavia il Re del Sangue non si arrende, anzi ha già un piano per spodestare l’impostore. Per realizzarlo, però, ha bisogno di alleati. Ecco perché si presenta al cospetto di Cleo e di Magnus e chiede il loro aiuto per radunare attorno a sé l’esercito ribelle. Se Magnus è propenso a dare al padre una seconda occasione, Cleo è divorata dai dubbi. Possibile che il suo più acerrimo nemico sia l’unica speranza per la salvezza del suo popolo? Una sola cosa è certa: se Gaius vuole essere della partita, dovrà giocare secondo le sue regole… Nel frattempo, la principessa Lucia ha raggiunto il Santuario, il palazzo di cristallo in cui dimorano i Guardiani, custodi del tempo e della magia. Ma quello che pensava fosse un rifugio si rivela un luogo decadente e in rovina. Anche per loro, come per i mortali, il tempo sta per scadere: nuvole nere si addensano all’orizzonte, si prepara la tempesta di cui parla la profezia, la tempesta che porterà morte e distruzione in tutto il continente. Lucia è l’unica che possa fermarla. Eppure ben presto si renderà conto che ogni dono ha un prezzo e quello per mantenere i suoi poteri potrebbe essere troppo alto.

BLOG: UN’APOCALISSE ZOMBIE AMBIENTATA NEL PIEMONTE IN UN ROMANZO FINALISTA AL PREMIO ODISSEA 2017

In queste settimane si è conclusa l’ottava stagione di The Walking Dead, ambientata in Georgia, nel sud degli Stati Uniti, ed è cominciata la quarta di Fear The Walking Dead, ambientata tra la California e il Messico. Parlando di zombie siamo abituati a paesaggi americani, grandi spazi selvaggi, enormi autostrade deserte, eccetera. E se invece per una volta provassimo a raccontare l’apocalisse zombie in un quadro molto più familiare, la “tranquilla” provincia italiana, tra condomini, aziendine, strade provinciali?
Ci prova Gualtiero Ferrari nel romanzo Zetafobia, arrivato in finale al Premio Odissea nel 2017, e in uscita nella collana Odissea Digital Fantascienza.

Zetafobia

I furti negli appartamenti. La crisi economica. La scarsa affidabilità dei conti bancari. E ora anche una nuova epidemia: lui ribatte colpo su colpo, cercando di proteggere sé stesso e la sua famiglia come può. Ormai vive dentro un bunker, ha armi e provviste per resistere anche a lungo. Lo definirebbero un fanatico, forse anche uno psicopatico.
Ma quando viene il momento, quando la nuova epidemia si rivela qualcosa di molto più grave di quanto si pensasse, lui è l’unico davvero pronto. E anche così vede i sorci verdi. Perché sembra facile quando l’apocalisse zombie la vedi in un film, nelle grandi pianure degli Stati Uniti. Ma quando ce l’hai in casa, alla periferia di Torino, ti accorgi che sono mille le cose che possono andare storte (www.fantascienza.com/23539/zetafobia-e-se-gli-zombie-fossero-a-casa-nostra).

BLOG: SCIAME METEORICO DELLE LIRIDI – 22 APRILE

Sarà visibile dal 15/04 al 28/04 con picco massimo il 22 aprile.

Si tratta del primo sciame meteorico di cui si hanno osservazioni storiche: fu avvistato per la prima volta alcuni secoli a.C. dalle popolazioni cinesi. La sua origine è legata alla cometa C/1861 G1 (cometa Thatcher), scoperta nel 1861.
Il radiante delle Liridi, ovvero il punto da cui sembrano provenire tutte le meteore di un determinato sciame, è collocato nella costellazione della Lira, nei pressi della luminosa stella Vega. L’attività meteorica di questo sciame in genere non è molto elevata, ma spesso si verificano dei veri e propri fenomeni di “pioggia di stelle”. Sono previste circa 10/15 meteore all’ora.

Gli sciami meteorici (o meteoritici, detti anche piogge meteoriche) sono fenomeni astronomici che consistono nella caduta di un gran numero (maggiore di 10 per ora) di meteore.
Uno sciame meteorico avviene quando la Terra, nel suo moto orbitale intorno al Sole, attraversa l’orbita di una cometa che ha lasciato una scia di detriti. Entrando a contatto con l’atmosfera a una velocità di alcune decine di chilometri al secondo, questi piccoli frammenti di roccia (meteoroidi) sono bruciati per attrito con l’atmosfera, lasciando delle spettacolari scie luminose (ovvero le meteore, dette anche stelle cadenti).
Gli sciami sono fenomeni che ricorrono ogni anno attorno alla stessa data, perché la Terra attraversa la stessa zona di spazio ogni anno. I nomi degli sciami meteorici si riferiscono ai nomi delle costellazioni da cui sembrano provenire tutte le scie luminose; in realtà questa è la direzione verso cui la Terra si muove lungo la sua orbita in quella data. Gli sciami più famosi sono le Leonidi, le Geminidi, le Perseidi e le Quadrantidi.
Una cometa o un asteroide in genere dà origine a uno sciame di meteore, ma in alcuni casi anche a due: questi sciami sono centrati attorno a uno dei nodi o ad ambedue i nodi dell’orbita del corpo progenitore (it.wikipedia.org/wiki/Sciame_meteorico).

BLOG: “IL CORVO:MEMENTO MORI”, SI RINNOVA IL MITO A FUMETTI DI O’BARR

“Il Corvo:Memento Mori” è un tributo a una mitologia, che affascina i lettori da trent’anni.

Un’opera originale firmata da autori cresciuti con l’iconico originale di James O’Barr. Ambientato a Roma, il racconto parte con un attacco terroristico che uccide il giovane David la sua ragazza Sara e la maggior parte dei fedeli che si erano radunati in una chiesa della città per un evento. Il Corvo: Memento Mori è un tributo a un personaggio, a una mitologia, che affascina i lettori da trent’anni, un’opera originale firmata da autori cresciuti con l’iconico originale di James O’Barr. L’iconica personificazione della vendetta creata da O’Barr prende di nuovo vita in questa storia realizzata dalla casa editrice milanese Edizioni BD in collaborazione con IDW Publishing.

Ciascun albo contiene una mini-storia tributo con protagoniste al femminile, la prima, d’ispirazione fantasy, si intitola “Virtù Sepolta” ed è firmata da Matteo Scalera.
“Il Corvo è il fumetto di un’intera generazione, una vera leggenda che ancora oggi sa affascinare nuovi lettori, anche giovanissimi. Per l’occasione siamo tornati a collaborare con grandi autori che sapevamo condividere la nostra passione per il personaggio, e avere voglia di rievocarne lo spirito” – ha spiegato Marco Schiavone di Edizioni BD – va anche aggiunto che il lavoro degli autori italiani viene pubblicato contemporaneamente negli Stati Uniti (www.illibraio.it/il-corvo-obarr-749339/).

BLOG: ADDORMENTARSI IN LIBRERIA: A NAPOLI PRESTO SI POTRÀ

Al terzo piano della libreria Mondadori del Vomero è stato inaugurato il Mooks Palace.

Come già avviene in Giappone, ci si potrà addormentare nel profumo della carta stampata.

Tra i sogni dei grandi lettori c’è quello di addormentarsi, beati, in mezzo a montagne di libri. In Giappone hanno già provveduto ad accontentare i bibliofili: infatti esiste Book&Bed, un ostello-biblioteca dotato di cuccette inserite direttamente negli scaffali della libreria, così che i clienti possano leggere fino a tarda notte i volumi disponibili.

E in Italia? Ora c’è il Mooks Palace, a Napoli. Al terzo piano della libreria Mondadori del Vomero, tra Via Luca Giordano e Piazza Vanvitelli, l’iniziativa giapponese sta per diventare realtà, e ci si potrà addormentare nel profumo della carta stampata.

Mooks è un nuovo concept di libreria multimediale nasce come un progetto innovativo che trasforma la libreria in un contenitore ricco ed affascinante in cui spaziare dal libro (72.000 titoli) alla tecnologia.

L’hotel-libreria si sviluppa su due livelli, contiene volumi sui più disparati argomenti e si propone come centro culturale e di aggregazione, grazie anche agli spazi comuni e all’organizzazione di diversi eventi, dalle presentazioni di libri alla critica letteraria. Per il B&B ci sarà ancora da aspettare, ma una volta che saranno conclusi i lavori di recupero degli spazi, Mooks Palace potrà diventare, a tutti gli effetti, il primo Book&Bed italiano (www.illibraio.it/napoli-book-bed-754441/).

BLOG: TORNANO I BERSERKER DI FRED SABERHAGEN, LE IMPLACABILI MACCHINE ASSASSINE

Urania Collezione ospita un’antologia con i primi racconti di uno dei più corposi cicli di fantascienza bellica.

Nata nel 1967 la serie dei Berserker di Fred Saberhagen è composta da numerosi racconti e romanzi, molti dei quali sono stati pubblicati anche in Italia, per lo più su Urania.
L’antologia Il mondo dei Berserker raccoglie undici storie brevi, scritte tra il 1963 e il 1966, proprio agli inizi di questa corposa saga.
Il tema è quello di macchine dedite allo sterminio della vita, gigantesche astronavi che viaggiano nello spazio per sterilizzare i pianeti, il loro nome è Berserker.
Con questo tipo di nemico non è possibile nessun dialogo, ciascun uomo impegnato nella guerra sa che se i Berserker non verranno distrutti sino all’ultimo sarà l’umanità a scomparire.

Fred Saberhagen, nato il 18 maggio 1930 a Chicago e scomparso il 29 giugno 2007 ad Albuquerque, ha lavorato per l’Encyclopedia Britannica e in seguito è diventato scrittore di fantascienza, horror e fantasy. Berserker (1967) apre il suo ciclo fantascientifico più famoso, che prosegue con Brother Berserker (1969), Berserker’s Planet (1975), Berserker Man (1979) e The Berserker Throne (1985), tutti usciti in “Urania”. I suoi cicli di fantasy Swords, Lost Swords e Book of the Gods sono altrettanto famosi. È anche autore di un celebre pastiche holmesiano, Dossier Holmes- Dracula, del 1978 (www.fantascienza.com/23512/tornano-i-berserker-le-implacabili-macchine-assassine).

BLOG: YASUNARI KAWABATA – OSAKA, 11-06-1899 – ZUSHI, 16-04-1972

Il primo giapponese a vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1968.

L’infanzia di Kawabata fu condizionata dalla perdita prematura dei genitori. Nel 1924 si laureò in letteratura giapponese all’Università Imperiale di Tokyo con una tesi sulla letteratura del periodo Heian (794-1186). Tra i suoi primi interessi letterari si annovera infatti lo studio dell’opera classica Genji monogatari di Murasaki Shikibu. Già in quegli anni Kawabata si dedicava alla stesura di racconti.

Negli anni in cui Kawabata iniziò la sua attività di scrittore, il mondo letterario giapponese andava sempre più approfondendo la conoscenza della letteratura occidentale. Ciò portò, all’interno delle opere di Kawabata e di altri autori contemporanei, alla commistione di spunti presi dalle avanguardie letterarie europee e di elementi della tradizione giapponese. La fascinazione di Kawabata per l’occidente è particolarmente visibile nella sua attività letteraria degli anni venti iniziata sotto la protezione del più maturo scrittore ed editore Kikuchi Kan. In quel periodo fondò, insieme a un nutrito gruppo di giovani autori (tra cui Kataoka Teppei, Inagaki Taruho, Nakagawa Yoichi e soprattutto, figura fondamentale nella letteratura di quegli anni, Yokomitsu Riichi, un movimento d’avanguardia noto come Shinkankakuha, “Movimento neopercezionista”, che si proponeva di cogliere la realtà attraverso l’immediatezza delle sensazioni. Le attività del gruppo gravitavano attorno alla rivista Bungei Jidai (“L’era della letteratura”, pubblicata tra il 1924 e il 1927). Le teorie esposte dai Neopercezionisti suscitarono accesi dibattiti nel mondo letterario giapponese dell’epoca. La Shinkankakuha produsse in quegli anni anche un film d’avanguardia, la cui sceneggiatura fu scritta dallo stesso Kawabata: “Una pagina folle” (1926), diretto da Kinugasa Teinosuke.

Tra le opere giovanili di Kawabata il racconto La danzatrice di Izu (1926) è uno dei più noti. In esso si narra delle peregrinazioni di uno studente delle superiori nella penisola di Izu, e dei suoi incontri con una compagnia di artisti girovaghi. Quest’opera rimane tuttora uno dei classici della produzione kawabatiana.

Abbiamo poi le prime antologie di Racconti in un palmo di mano. Si tratta di rapidi bozzetti, in genere della lunghezza di poche pagine, in cui l’autore riesce a esprimersi felicemente, con uno stile che rappresenta, si può dire, il suo marchio di fabbrica: laconico, secco e cristallino. Kawabata scrisse nell’arco della sua vita più di un centinaio di questi brevi racconti, forma letteraria cui rimase sempre particolarmente affezionato.

La sua prima opera di ampio respiro è La banda scarlatta di Asakusa (pubblicato in Italia come La banda di Asakusa). All’epoca Kawabata abitava nella zona di Asakusa, a Tokyo. Il quartiere, situato nella “Shitamachi”, la zona popolare della città, ospitava un’area di divertimenti molto popolare, in cui convivevano elementi della tradizione giapponese (il tempio del Sensoji, le feste tradizionali annuali) e svaghi moderni in arrivo dall’occidente, come i primi cinema, i baracconi del tiro a segno, le sale da ballo di jazz e charleston. Kawabata cercò di rendere l’atmosfera unica del luogo attraverso quest’opera-collage, in cui vennero portate avanti le istanze avanguardistiche del Neopercezionismo. La banda di Asakusa è caratterizzata da una narrazione frammentaria e volutamente destrutturata. Vi si fa uso divertito e audace di una grande varietà di stili, dallo sketch alla cronaca giornalistica, dal racconto in prima persona al romanzo realista, dalla canzonetta popolare alla citazione colta.

Di pochi anni dopo è il racconto Immagini di cristallo, in cui Kawabata sperimenta la tecnica narrativa del “flusso di coscienza”.

L’attività letteraria di Kawabata fu molto intensa (le edizioni delle sue “opere complete” in Giappone ammontano a circa trentacinque volumi). Inoltre, fu molto attivo nell’ambito dell’associazionismo letterario giapponese. Da ricordare, per esempio, il suo ruolo di presidente del PEN Club giapponese per oltre un decennio a partire dagli anni del dopoguerra.

Le sue opere furono spesso pubblicate a puntate su riviste, e vennero sottoposte dall’autore a continui rimaneggiamenti. Il suo romanzo forse più importante, Il paese delle nevi, subì continui ritocchi fino all’edizione definitiva del 1948. Frequentemente il non finito è in Kawabata un elemento strutturale. Quasi considerasse l’opera d’arte una realtà plastica in movimento e non qualcosa di cristallizzato. Spesso si serviva di immagini dinamiche e frammentarie, atte ad evocare sensazioni inconsce più che a descrivere la realtà. Centrale nella sua opera, in modo più evidente in quella della maturità, è il rapporto con il concetto di bellezza. Il tema ritorna spesso nei suoi scritti, spesso in collegamento a personaggi femminili, ma anche a oggetti d’arte e artigianato giapponese, sia tradizionali che moderni.

Da alcuni è stato sostenuto che le donne dei suoi romanzi siano solo apparenza fisica, cioè vengano trattate quasi come oggetti, al pari di preziose ceramiche d’autore. Questo probabilmente è vero per vari dei suoi personaggi femminili, ma non mancano le eccezioni. Basti pensare a Yumiko e Haruko, le protagoniste de La banda di Asakusa, o alla più famosa Komako de Il paese delle nevi. Nel caso di quest’ultima opera, l’autore stesso aveva spiegato che, contrariamente ad altri suoi romanzi, in cui si era in genere ispirato a personaggi di fantasia, qui si trattava della descrizione di una persona reale con cui aveva avuto una relazione sentimentale.

Nel 1968 ottenne, primo autore di nazionalità giapponese, il premio Nobel per la letteratura. Il suo discorso al ricevimento del premio, era intitolato Giappone, la Bellezza e me stesso. Il punto centrale del discorso fu dedicato al Buddhismo Zen e alle sue differenze da altre forme di buddhismo. La sua era una visione molto rigorosa del Buddhismo Zen, per cui i discepoli potevano raggiungere la salvezza solo attraverso i propri sforzi, isolandosi dal mondo per molte ore al giorno, perché solo da questo isolamento poteva scaturire la bellezza. “Il cuore della pittura a inchiostro è nello spazio, cioè a dire, ciò che resta intatto dall’inchiostro”. Dalla pittura, poi, passò a parlare dell’Ikebana e del Bonsai, anch’esse forme artistiche che enfatizzano la semplicità e la bellezza che da essa sgorga; “Naturalmente, anche il giardino giapponese è un simbolo della vastità della natura”.

Fu uno dei primi a scoprire e apprezzare il genio letterario di Yukio Mishima. Pur avendo stigmatizzato pubblicamente il gesto con cui aveva posto termine alla sua vita, analogo del resto a quello di tanti scrittori giapponesi, morì probabilmente lui stesso suicida nel 1972. Morì asfissiato dal gas; parecchi suoi compagni e colleghi, compresa la vedova, hanno sostenuto che la sua morte fosse solo dovuta a un incidente. Donald Richie avanzò l’ipotesi che avesse aperto il rubinetto del gas solo per prepararsi il bagno. Sono state avanzate molte ipotesi sulle ragioni del suo probabile suicidio; fra le altre, la scoperta di aver contratto il Parkinson, un possibile rapporto sentimentale illecito, o lo shock subìto per la morte del suo amico Yukio Mishima, suicidatosi nel 1970. Diversamente da Mishima, Kawabata non lasciò alcuna nota, lettera o altro: resteranno quindi per sempre oscure le ragioni del suo possibile suicidio. Tuttavia, il suo biografo giapponese, Takeo Okuno, racconta come Kawabata soffrisse di incessanti incubi incentrati su Mishima, per due o trecento notti di fila, e come fosse ossessionato e perseguitato dal suo spettro. Prostrato dal suo perenne stato di depressione, nell’ultimo anno della sua vita gli accadde più di una volta, durante dei viaggi, di dire ai suoi amici di auspicare che l’aereo precipitasse.

Nel 2003 la Mondadori ha dedicato a Kawabata un volume de I Meridiani, curato da Giorgio Amitrano, che raccoglie una scelta delle sue opere più importanti (it.wikipedia.org/wiki/Yasunari_Kawabata).

BLOG: COM’È NATA LA PAURA DEL VENERDÌ 13?

La superstizione del venerdì 13 non c’entra nulla con i Templari, come scrisse Dan Brown.

In Italia in realtà la tradizione ci fa temere venerdì 17, mentre nei paesi di lingua spagnola e di cultura greca il giorno è martedì 13, ma la globalizzazione ha fatto sì che tutto il mondo conosca la cattiva fama di questa giornata. Lo storico del folklore Donald E Dossey ha coniato il termine parascevedecatriafobia per descrivere la paura di questo giorno, che si presenta ogni anno due, o al massimo tre volte.
Solo una superstizione, certo, ma il fatto che sia ancora in circolazione non è certo merito della fama riflessa dalla saga slasher. L’influenza del venerdì 13 sulle nostre vite è stata presa molto seriamente. Basta guardare gli studi scientifici che sono stati fatti per conoscere i presunti effetti sui mercati azionari, sul traffico e addirittura sulla salute. Secondo una stima spesso citata la paura del venerdì 13 potrebbe mangiarsi fino a 900 milioni di dollari. Le persone superstiziose tenderebbero infatti a non viaggiare o acquistare prodotti in queste giornate.

C’è però una certa confusione riguardo alle origini di questa superstizione, e spesso le spiegazioni più popolari non sono le stesse degli studiosi di folklore. In particolare si tende a far risalire la origini della fama funesta di venerdì 13 a un preciso episodio storico accaduto secoli fa: l’arresto dei cavalieri templari del 13 ottobre 1307. Neanche a dirlo, la teoria è diventata mainstream grazie allo scrittore Dan Brown, che la racconta ne Il Codice da Vinci (2003).

Come stanno le cose? Per rispondere bisogna scomporre il fenomeno nelle sue componenti.

Venerdì sciagurato
La Crocifissione avvenne di venerdì e al quinto giorno della settimana sarebbero collegati altri eventi infausti della mitologia cristiana, dalla cacciata dall’Eden al Diluvio universale. Forse è questo che consideriamo il venerdì un giorno sfortunato, ma è difficile da stabilire. Quello che è certo è che nella letteratura occidentale il venerdì sfortunato compare dal XVII secolo, anche se Snopes segnala una citazione nei Racconti di Canterbury che risale al XIV secolo. Da allora il venerdì è stato considerato un giorno nel quale certe attività devono essere evitate, dal varo di una nave al raccolto, dall’inizio di un viaggio al parto. L’eccezione è naturalmente offerta da un particolare ricorrenza: il Venerdì Santo, che in quanto tale non può essere che di buon auspicio.

Il numero maledetto
Il numero 13 in italia è fortunato (con l’eccezione dei posti a tavola) ma siamo un’anomalia rispetto a gran parte del mondo. Anche in questo caso si tratta di una superstizione che ha effetti tangibili intorno a noi. Molti edifici non hanno il 13esimo piano, o meglio il piano c’è, ma non è segnalato sull’ascensore e viene promosso a 14esimo. Lo stesso stratagemma vale per le stanze, e anche per le file dei posti a bordo di alcuni aerei.

Le teorie sulla nascita di questa superstizione si sprecano. Secondo una delle più divertenti gli uomini primitivi contavano solo fino a 12, cioè con le dieci dita delle mani più i due piedi. Dal 13 in poi quindi per i nostri antenati ci sarebbero state le colonne d’Ercole. Più seriamente, in diversi testi sacri il 13 sembra non essere particolarmente fortunato, per esempio l’ultima cena di Gesù Cristo contava 13 a tavola, e non è finita benissimo. Quale che sia l’origine la paura del numero 13 (triscaidecafobia) comincia a lasciare tracce a partire dal XVIII secolo. Inizialmente sono in particolare i gruppi di 13 persone a essere di cattivo auspicio, poi la maledizione diventa più astratta e tocca ogni contesto.
Il mito del venerdì 13 compare infatti non prima del XX secolo, forse addirittura grazie all’aiuto di un best-seller intitolato appunto Friday the Thirteenth (1907). Scritto dallo speculatore Thomas Lawson, il romanzo parla del tentativo di un affarista senza scrupoli di far crollare la borsa nella fatidica data. Un’altra teoria interessante, ma al pari delle altre piuttosto speculativa, è che la responsabilità di aver sposato le due superstizioni sia di un gruppo di debunker dell’epoca. Nel 1881 era infatti era nato a New York il primo Club 13, un gruppo di signori che volevano cancellare le superstizioni dalla faccia della Terra ridicolizzandole. Per questo si riunivano in 13 a tavola e si intrattenevano rompendo specchi, rovesciando sale ecc… Gli incontri si tenevano il 13 del mese, e quando questo cadeva di venerdì la festa dei debunker sarebbe stata ancor più movimentata e pubblicizzata. Dal 1882 infatti anche il venerdì sfortunato era entrato nel mirino dell’ormai famosa associazione, facendo sospettare di un loro ruolo nella successiva nascita del mito del venerdì 13 (www.wired.it/play/cultura/2017/10/13/paura-venerdi-13/).

BLOG: UN PADRE DELLA FANTASCIENZA: ROBERT HEINLEIN

Quest’anno cade il trentennale della scomparsa di due grandi e fondamentali autori di fantascienza, Robert A. Heinlein e Clifford D. Simak

Senza i quali, con ogni probabilità, la fantascienza sarebbe stata molto diversa da quella che conosciamo, perché ci hanno lasciato romanzi capaci di ridisegnare il genere in maniera innovativa. E se è vero che, come accusava Stanislaw Lem, la fantascienza americana non sapeva sfuggire ai fini smaccatamente commerciali a scapito della qualità, tuttavia Heinlein e Simak, pur senza ignorare tale scopo, seppero emergere rispetto ai coevi connazionali come giganti in una mare di mediocrità, esprimendo liberamente la propria poetica e le proprie idee con risultati di buon livello tecnico e artistico.
Per qualità di scrittura forse i più grandi autori della fantascienza classica statunitense restano Ray Bradbury, Philip Dick, Ursula Le Guin e Theodore Sturgeon, tuttavia Heinlein e Simak, dalla prosa più avvolgente e graffiante il primo, più poetica e malinconica il secondo, vengono subito a ruota e meritano di essere (ri)scoperti.

Benché forse meno noto al pubblico generalista italiano dei vari Asimov, Clarke, Bradbury o Dick, per chi ama la fantascienza lo statunitense Robert Anson Heinlein (1907-1988) è da sempre il re. Scrittore fluido e di piacevole lettura, è stato artefice di innumerevoli e acclamati capolavori, che hanno fatto incetta di premi specialistici. Tradizionalmente considerato, insieme ad Asimov e a Clarke, uno dei cosiddetti “tre grandi” della fantascienza, Heinlein, al contrario degli altri due, badava volutamente assai poco ai fronzoli. Heinlein è stato scrittore prolifico e si è dedicato sia a opere di fantascienza adulta sia a opere di fantascienza per ragazzi, alternando trame di pura avventura a trame maggiormente legate a serie riflessioni politico sociali. Ebbe inoltre l’idea, allora assai originale, di collegare molti suoi racconti e romanzi in uno sfondo comune, al fine di delineare un’ideale “Storia futura”.

Alcuni dei suoi romanzi: Fanteria dello spazio, Terrore dalla sesta luna, L’invasione degli ultracorpi, Il pianeta rosso, Cittadino della galassia, Il numero della bestia, Oltre il tramonto, Il gatto che attraversa i muri, Tutti i miei fantasmi ecc. (www.fantascienza.com/23373/un-padre-della-fantascienza-robert-heinlein).