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I GIGANTI DI PIETRA

Dalla verde e piacevole campagna inglese ai misteriosi moai dell’isola di Pasqua in un romanzo sospeso tra gotico e fantascienza.

Un avvenimento apparentemente banale, il ritrovamento di una vecchia e bizzarra scultura in un cimitero abbandonato, è l’inizio di una vicenda complessa e piena di misteri e orribili pericoli.
Dal paese di Isling il protagonista si troverà coinvolto in una spirale di strani incidenti, morti e disastri che lo condurranno dapprima a Stonehenge, poi nella remota isola di Pasqua e infine oltre i confini dell’immaginabile.
Questo il tema del romanzo I giganti di pietra, il cui autore Donald Wandrei iniziò a scrivere nel 1927, per poi fondare, in collaborazione con August William Derleth, la Arkham House, casa editrice dedita alla divulgazione di opere legate all’universo dei Miti creato da H. P. Lovecraft.
Specializzato nei racconti Wandrei ha scritto solo questo romanzo, ispirandosi ovviamente all’universo dei Miti di Cthulhu ma nel contempo aggiungendo argomenti classici della fantascienza.

QUARTA DI COPERTINA
Visti dallo spazio i Megaliti di Stonehenge in Inghilterra e i Moai dell’Isola di Pasqua non sono poi così lontani. È quello che scopre a proprie spese Carter E. Graham, curatore museale e protagonista de “I giganti di pietra” di Donald Wandrei.
Un manufatto maledetto costringe Carter ad abbandonare la propria vita di studioso, trascinandolo in un’avventura degna di Indiana Jones, in cui non esiste soluzione di continuità tra archeologia e orrore. Il romanzo deve molto ai Miti di Cthulhu di Lovecraft. Il posto dei Grandi Antichi in questo caso è affidato ai Titani, alieni che dominavano il pianeta in tempi remoti, e che ora minacciano di tornare sulla Terra per giudicarla e distruggerla. Un classico che segna una pietra miliare nel proficuo connubio fra la narrativa fantascientifica e il romanzo gotico.

Una curiosità
La prima stesura del libro, con il titolo “Dead Titans, Waken!”, fu scritta nel 1932 e rifiutata da tre diversi editori. Ci vollero quindici anni, un pesante lavoro di editing e la fondazione di una casa editrice da parte dell’autore, la Arkham House, perché finalmente l’opera fosse stampata con un nuovo titolo, “The Web of Easter Island” (1948). In traduzione italiana, comparve nel 1956 su Urania n. 120 e nella collana Classici Fantascienza n. 14 di Mondadori, nella nuova traduzione di Andreina Negretti nel 1978. A quarant’anni da questa data, proprio come il manufatto riesumato da Carter E. Graham, il romanzo torna a vedere la luce delle edicole italiane ai primi giorni di novembre.

L’AUTORE
Donald Wandrei (Saint Paul, 20 aprile 1908 – Saint Paul, 15 ottobre 1987) è stato uno scrittore statunitense, noto per i suoi romanzi di fantascienza e fantasy di ispirazione lovecraftiana, e fratello maggiore dell’altro autore di fantascienza Howard Wandrei.
si diplomò alla Università del Minnesota in letteratura inglese, nel 1928. Già dal 1926, il giovane Wandrei rimase affascinato dai racconti della rivista Weird Tales, di cui in seguito diventerà uno strenuo collaboratore, entrando in corrispondenza con due dei più importanti autori pubblicati dalla rivista, H. P. Lovecraft e Clark Ashton Smith. Già a partire dall’inizio della sua carriera di scrittore di genere fantastico, Wandrei divenne collaboratore di diverse riviste pulp, tra le quali Astounding e Black Mask, tuttavia l’elevata qualità del suo stile gli permise di essere pubblicato anche da riviste meno “popolari” come Esquire. Appassionatosi all’universo di Lovecraft, ne continuò il ciclo con i due racconti del 1933 The Fire Vampires e The Tree-Men of M’Bwa e con l’unico romanzo scritto da Wandrei, I giganti di pietra (Dead Titans, Waken!), scritto nel 1932 ma pubblicato solo nel 1948 col nuovo titolo The Web of Easter Island. La prima versione del romanzo è stata pubblicata in edizione limitata solo nel 2012 (fantascienza.com/24169/i-giganti-di-pietra).

LA PRINCIPESSA E I GOBLIN

Torna il grande classico di George MacDonald, ricco di inventiva e di humour, che ci apre le porte di una terra incantata, popolata da personaggi indimenticabili.

Ritenuto uno dei padri della letteratura fantasy, nonché ispiratore di autori come C.S. Lewis o J.R.R. Tolkien, dopo essersi trasferito a Londra ed essere stato nominato pastore in una chiesa congregazionalista, iniziò a dedicarsi alla scrittura, in particolare di romanzi fantastici, alcuni dei quali divenuti autentici classici della letteratura per ragazzi, come La principessa e i goblin e Sulle ali del vento del Nord.

QUARTA DI COPERTINA
La principessa Irene vive in un castello situato in una verde vallata ai piedi di una montagna. Un giorno di pioggia, mentre si aggira per i corridoi nel tentativo di scacciare la noia, scopre una scala nascosta, che sale fino alla stanza più lontana della torre più alta. Qui avviene l’incontro con la sua trisavola, una specie di fata bellissima e apparentemente senza età che, all’insaputa di tutti, vive lassù in una camera meravigliosa e passa le sue giornate all’arcolaio tessendo fili magici.
Nel frattempo Curdie, il giovane figlio di un minatore, mentre è al lavoro nelle viscere della montagna, scopre un diabolico piano dei goblin, le subdole creature che si annidano nel sottosuolo. Rifugiatisi secoli prima in caverne scavate nella roccia per protesta contro le leggi del regno, ora tramano per distruggerlo; non solo, hanno anche intenzione di rapire Irene e darla in sposa al loro principe! Non c’è tempo da perdere, e Curdie si mette subito all’opera per proteggere la principessa, ma, nonostante il suo coraggio e la sua astuzia, avrà bisogno di lei e del dono magico fattole dall’antenata per vanificare le malvagie trame dei goblin.

L’AUTORE
George MacDonald (1824-1905), scrittore e poeta scozzese, amico e mentore di Lewis Carroll. Nel 1879, dopo aver lavorato come docente alla University of London e aver tenuto un ciclo di conferenze negli Stati Uniti, si trasferì con la famiglia in Italia, a Bordighera, dove rimase una ventina d’anni. Al volgere del secolo, duramente provato da una serie di lutti familiari, fece ritorno in Inghilterra, dove morì nel 1905 (fantasymagazine.it/29490/la-principessa-e-i-goblin).

I LIBRI DA LEGGERE PER RITROVARE FIDUCIA IN SE STESSI

Da “Il cardellino” di Donna Tartt a “Il profeta” di Kahlil Gibran, alcuni libri che potrebbero “aiutare” in quello che è il lungo percorso della vita.

Non servono manuali per conoscere se stessi, per avere fiducia nelle proprie qualità, nella propria persona. C’è bisogno di ben altro. È importante vivere, incontrare le persone in grado di stravolgerti l’animo e farti ritrovare antiche energie, smarrite per strada. A far da cornice a tutto ciò vi è la lettura: strumento fondamentale per aver coscienza di sé e del mondo circostante. Ecco cinque libri che potrebbero fungere da aiuto in quello che è il lungo percorso della vita.

Il cardellino – Donna Tartt
Premio Pulitzer 2014. Theo Decker ripercorre, in più di 800 pagine, la sua storia. Un tentativo di osservare da un altro punto di vista gli eventi che lo hanno portato a prendere coscienza di sé e dell’esistenza. Dalla tragicità della perdita di un genitore, dopo un attentato, all’annullamento del sé, alla ricerca di equilibri che si spezzano, costantemente. Il bambino, della prima parte del romanzo, lotta per formare la propria persona. Bene e male, giusto e sbagliato, il classico “poteva andare diversamente se…”. Tutto collegato. Tutto, probabilmente, utile per la formazione personale. E l’arte, il quadro de “Il cardellino”, diviene simbolo dell’antico sforzo dell’uomo di esorcizzare la morte e la caducità della vita.

L’alchimista – Paulo Coelho
È la storia di un pastorello che, spinto da un sogno fatto ben due volte, intraprende un viaggio alla scoperta del mondo. Ciò che scoprirà andrà ben oltre i “grandi tesori del mondo”. Paura, sofferenza, forza, ecc. Un pot-pourri di incontri, emozioni, battute d’arresto e riprese. Partire per far ritorno a casa! Ritrovarsi, avere fiducia nella propria persona, conoscersi anche conoscendo il mondo e poi tornare.

La mia Africa – Karen Blixen
Si può avere fiducia nella propria persona anche imparando a conoscere la forza altrui. La Blixen, in questo libro autobiografico, narra dell’epoca coloniale e della sua permanenza in Africa. Un periodo storico colmo di preconcetti verso il territorio africano. Nell’autrice tutto questo non c’è. Addirittura, per lei la civiltà “altra” è quella europea e non africana: “più pura e più vicina a quanto Dio aveva preparato per gli uomini“. È la storia di una donna che, “in tempi non sospetti”, trova le forze per dar vita ad un attività lavorativa impegnativa e rischiosa, coadiuvata dagli abitanti del posto, con i quali instaura un rapporto, viscerale, di reciproca fiducia.

Siddharta – Hermann Hesse
Nel libro vengono narrate le vicende di un giovane indiano, Siddharta. Ragazzo inquieto, insoddisfatto che decide di abbandonare la casa paterna e mettersi in viaggio. Il suo lungo peregrinare si rivela un percorso di maturazione individuale verso la ricerca della saggezza. Immergendosi nella ciclicità della vita, della natura, nella complementarietà degli opposti, il protagonista raggiunge il proprio obiettivo. Conoscersi, avere autostima, vivere al di sopra delle illusioni solo grazie alla conoscenza della propria interiorità.

Il profeta – Kahlil Gibran
Un libro che offre molteplici riflessioni. Temi più o meno ampi, affrontati in maniera a volte esplicita e approfondita (un capitolo per ognuno di essi), altre velatamente. Tutto è stato creato affinché ogni lettore possa cogliere gli elementi migliori, dalla narrazione, per comprendere non soltanto l’universo, ma anche la propria interiorità. Il profeta Almustafa sta per lasciare la terra sulla quale ha vissuto per lungo tempo. Prima della sua partenza decide di offrire al popolo, grato per il suo calore, un dono: il frutto di tutte le sue riflessioni. Parte così la narrazione su quella che è, o dovrebbe essere, la vita (libreriamo.it/libri/libri-da-leggere-per-ritrovare-fiducia-in-se-stessi/).

LE STRANE ABITUDINI DEGLI AMANTI DEI LIBRI

Ogni accanito lettore che si rispetti ha delle “strane abitudini” e ama i libri in diversi modi.

Alcuni lettori si rivelano particolarmente ordinati nel catalogare i libri negli scaffali, altri evitano di “fare le orecchie” sulle pagine. Ci sono delle abitudini che accomunano tutti i Book Lover. Per “abitudine” si intendono tutte quelle serie di cose che si fanno senza nemmeno pensarci. Eccone alcune in cui potreste siuramente rispecchiarvi.

Annusare i libri
Ogni amante dei libri sa che questi un buon odore che porta ad annusarli in modo intenso. Che sia la carta, l’inchiostro o sogni dell’autore, i libri (specialmente quelli vecchi) odorano di comodità,conoscenza, poltrone imbottite e caminetti accesi.

Spendere troppi soldi in libri
Pochissimi amanti dei libri sono in grado di entrare in una libreria senza acquistare più di un libro. Sia chiaro che acquistare libri non è una cosa negativa ma potete far respirare il vostro portafoglio ricordando che esistono molte biblioteche pubbliche che stanno ancora distribuendo gratuitamente i libri.

Aggiornare continuamente la lista dei libri da comprare
Avete negli scaffali i libri che avete acquistato recentemente e sul comodino quelli che state già divorando. Eppure non riuscite a non aggiornare assiduamente la lista di libri che volete assolutamente acquistare.

Approfittare di ogni luogo per leggere
Se non riuscite a staccare gli occhi dal libro, capirete bene che ogni luogo o momento è idele per leggere. Dai treni agli autobus fino a leggere camminando per strada. Ma appena rincasate nella vostra dimora non perdete occasione nel creare una situazione super rilassante per concedervi alla lettura, come riempire la vasca di acqua calda e attorniarla di candele profumate.

Confrontare il libro con la serie Tv
Non appena vi capita di discutere con i vostri amici della serie Tv tratta dal vostro sito preferito, non perdete occasione per prendere le difese del racconto stampato e sul perchè i libri non possono sostituire il film. Basti pensare al caso Games of Thrones.

Giudicare la libreria degli altri
Gli amanti del libro sanno che non bisogna giudicare un libro dalla copertina eppure non sprecano occasione per giudicare le persone dai loro scaffali di libri.

Trovare scuse per restare a casa a leggere
Vi piace uscire e trascorrere del tempo con gli amici ma allo stesso tempo preferite di gran lunga restare a casa a leggere un libro. E in più di un’occasione avete fatto finta di avere altri programmi o piani imprevisti pur di evitare l’appuntamento.

Mettere in valigia i libri per un viaggio
Capita, anche solo per un week-end, di dover partire ed è lì che non viene meno la vostra voglia di leggere. Per essere sicuri portate dietro con voi non solo un libro. Ma oltre il tempo a disposizione durante il viaggio, siete sicuri di avere del tempo a disposzione per leggere? D’altronde il viaggio l’avete pianificato per non restarvene rintanati in casa.

Iniziare a leggere un libro mentre se ne sta leggendo già un altro
Chi dice che si deve leggere un libro alla volta? Certo, si potrebbe iniziare a mescolare alcuni punti di trama delle diverse storie ed è richiesto più tempo per finire entrambi i libri. Ma nonostante ciò non c’è motivo di non leggere due o più libri contemporaneamente.

Usare qualsiasi cosa come segnalibro
Ricevute e dichiarazioni bancarie potrebbero essere i vostri segnalibri. Sicuramente persino i bookmarkers più fiduciosi del mondo ricorrono ad usare la loro carta di credito o il biglietto da visita in una volta ogni tanto. Alcuni coraggiosi Book Lover potrebbero anche avere l’abitudine di ricordare semplicemente il loro numero di pagine.

Leggere tutta la notte per finire il libro
Ogni amante del libro sa cosa significhi essere sdraiati a letto con lo sguardo sul libro, andando avanti a leggere fino alle tre di mattina, incapaci di lasciarsi andare al sonno pur di scoprire il finale del libro (libreriamo.it/libri/le-piu-strane-abitudini-degli-amanti-dei-libri/).

Io credo di averle quasi tutte, forse l’unica che non ho è l’uso dei segnalibri perché mi ricordo la pagina a cui sono arrivato.
Che strane abitudini avete voi?

 

LE STRANE ABITUDINI DEGLI SCRITTORI PIÙ FAMOSI

I capolavori dei grandi scrittori sono stati spesso il frutto di bizzarri metodi di ispirazione. Ecco quali sono queste stranezze.

Ogni scrittore è alla costante ricerca di una solida strategia per combattere la sua battaglia quotidiana con le pagine vuote. Ciò non accade solo ai novelli scrittori ma anche le icone letterarie che tanto adoriamo. Al di là delle competenze innate e dell’intelligenza, che ci crediate o no, i più famosi hanno anche adottato abitudini bizzarre.

Mark Twain scriveva a letto
Ritrovarsi sdraiati nella comodità del proprio letto, sembra aver aiutato a trovare le parole giuste e la comodità per comporre i propri scritti. Tra i romanzieri di successo che hanno praticato questa abitudine vi sono Mark Twain, George Orwell, Edith Wharton, Woody Allen e Marcel Proust. Anche l‘autore e drammaturgo americano Truman Capote sosteneva di essere un “autore completamente orizzontale” perché non riusciva a scrivere se non sdraiato nel suo letto.

Ernest Hemingway scriveva stando in piedi
Non era abitudine così diffusa quella di scrivere stando in piedi, per gli scrittori ad eccezione di Hemingway, Charles Dickens, Virginia Woolf, Lewis Carroll e Philip Roth. Questi, infatti, prendevano ispirazione scrivendo in piedi sulla loro “Scrivania verticale”. Una tecnica che a quanto pare aiuta l’ispirazione apportando notevoli benefici.

Alexandre Dumas sciveva utilizzando tecniche a colori
L’autore francese Alexandre Dumas ha scritto i suoi storici romanzi d’avventura come i Tre Moschettieri e il Conte di Monte Cristo usando un sistema di scrittura a colori. Anche se può risultare difficile immaginarlo, Dumas era in realtà molto specifico nell’utilizzare la palette dei colori per le sue opere. Per decenni Dumas ha usato vari colori per indicare i diversi tipi di scrittura. Blu per la fantascienza, rosa per i saggi e giallo per la poesia.

Dan Brown scriveva a testa in giù
Stare a testa in giù è la cura per il blocco dello scrittore o almeno questo è ciò che crede il famoso autore bestseller Dan Brown. Secondo Brown, lo aiuterebbe a rilassarsi e concentrarsi meglio sulla sua scrittura. Più lo fa, più si sente sollevato e ispirato. Un’altra insolita abitudine dello scrittore del Codice da Da Vinci è quella di posizionare una clessidra sulla sua scrivania. Ogni ora mette da parte il suo manoscritto e guarda le cose da un’altra prospettiva.

Victor Hugo scriveva senza vestiti
Quando si trovava di fronte alla necessità di dover terminare uno scritto in tempi brevi, ordinava al suo servitore di nascondere tutti i suoi vestiti così da non poter uscire di casa. Anche durante i giorni più freddi, Hugo, si avvolgeva solo in una coperta mentre si accingeva a dare vita alla sua fantasia.

Honoré de Balzac beveva moltissimi caffè
Il romanziere francese Honoré de Balzac ha alimentato la sua scrittura creativa consumando circa 50 tazze di caffè al giorno. Questa è la quantità di caffè che ha bevuto ogni giorno solo per trovare l’ispirazione per le sue opere scritte. Alcuni studi dicono che Balzac è riuscito a dormire solo dopo aver scritto La Commedia Umana. Oltre a Balzac, un altro autore dipendente dal caffè era Voltaire, famoso per aver bevuto fino a 40 tazze di caffè al giorno (libreriamo.it/libri/le-strane-abitudini-degli-scrittori-piu-famosi/).

A me viene l’ispirazione in riva al Lago Trasimeno e a voi?

 

 

SALDI di HALLOWEEN

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APPROFITTANE SUBITO

Dracula – Bram Stoker

Nato a Clontarf, un villaggio costiero vicino a Dublino in Irlanda (allora facente parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda), fino all’età di otto anni fu incapace di alzarsi in piedi a causa del cagionevole stato di salute. La malattia e la mancanza di forze segnarono in maniera indelebile la sua attività letteraria. Il sonno senza fine e la resurrezione dei morti, due temi centrali del suo Dracula, furono di grande importanza per Stoker, costretto a trascorrere la maggior parte della sua infanzia in un letto.

La sua guarigione apparve miracolosa ai medici che lo avevano in cura. Da quel momento Stoker condusse una vita normale, riuscendo addirittura ad eccellere nelle specialità sportive durante gli anni trascorsi all’università di Dublino.

Edgar Allan Poe – Il Gatto Nero

LE TRE BAMBINE UN THRILLER DI JANE CORRY

Un legame tra sorelle spezzato per sempre a causa di una vita intera di bugie. Dall’autrice bestseller de La nuova moglie, un thriller che vi terrà incollati alle pagine, che esplora le terribili ambiguità dei legami, e la potenza rovinosa delle bugie.

QUARTA DI COPERTINA
Vetrate artistiche. È una delle passioni di Alison ?- una delle cose che sa fare meglio e che ama insegnare agli studenti dei suoi corsi d’arte in un college di Londra. Corsi con cui riesce a malapena a sbarcare il lunario. Forse per questo, quando un giorno vede l’annuncio di un lavoro come insegnante d’arte in una prigione maschile, spinta da un richiamo che neanche lei capisce fino in fondo, decide di candidarsi e, quando le offrono il posto, accetta. Molto presto, però, comincia a ricevere strani messaggi, i messaggi di qualcuno che sembra osservare ogni sua mossa.
Urlare, scappare. È quello che vorrebbe fare Kitty in ogni momento della sua giornata, ma i danni al cervello che ha riportato in un incidente di molti anni fa glielo impediscono. Vive in un istituto, costretta su una sedia a rotelle, non sa che cosa le sia successo, cosa l’abbia portata fin lì. Ma i pensieri, dentro il suo cervello bloccato, sono chiarissimi, e adesso che anche la memoria sta tornando certe immagini riaffiorano più potenti che mai.
C’è qualcuno là fuori che conosce il segreto di Alison, e anche quello di Kitty. Qualcuno che sa che nulla delle loro vite è davvero come sembra. Qualcuno che conosce il legame tra loro. Un legame vecchio di molti anni, che nulla potrà mai spezzare. Perché c’è qualcosa di cui solo loro due sono a conoscenza, il demone che entrambe, ora, dovranno affrontare.

INCIPIT
Attenta. Non conta la dimensione, ma il taglio. L’angolazione. La lama deve incidere, non graffiare.
Guardo il frammento di vetro blu alla luce della finestra. È dello stesso colore di certe bottiglie allineate sugli scaffali delle vecchie farmacie. Un bel taglio netto. Non pezzi appuntiti da limare, operazione che è sempre rischiosa. È facile che delle schegge finiscano sulla pelle o sui vestiti.
O nella mente.
Adesso, la prova del nove. Il vetro si incastrerà nell’intelaiatura di piombo? Durante questa operazione il mio cuore batte sempre all’impazzata, come se fosse una questione di vita o di morte. È sciocco, lo so, ma non posso farci niente. Arrivata a questo punto, non voglio sbagliare. Non tanto per paura di sprecare il vetro, quanto per il tempo che ci ho dedicato.
Ogni attimo della nostra vita è prezioso. E io lo so bene.
«Le dispiace aiutarmi, signora Baker?»
«Signorina» correggo, alzando lo sguardo dal mio lavoro. «Per favore, però, chiamami Alison come fanno gli altri.»
Il nuovo allievo che ho di fronte sembrerebbe un po’ più giovane della maggior parte dei suoi compagni. E anche più alto. È imponente senza essere grasso. A occhio e croce mi supera di un palmo, quindi è oltre il metro e novanta.
Da bambina mi prendevano in giro perché ero la più alta della classe. Facevo di tutto per sembrare più bassa, ma senza troppo successo. «Raddrizza la schiena» mi implorava la mamma. Anche se lo diceva per il mio bene, io volevo soltanto mimetizzarmi, non dare nell’occhio e nascondere il naso un po’ troppo grosso (o “greco”, come lo definiva con gentilezza mia madre), gli occhiali dalla spessa montatura marrone e l’apparecchio per i denti. Mia sorella, invece, aveva un corpo perfetto e, grazie alla sua innata sicurezza, era sempre composta.

L’AUTRICE
Jane Corry, scrittrice bestseller in Inghilterra e in USA, dove con i suoi thriller raggiunge i primi posti in classifica, è l’autrice de La nuova moglie. Scrive per diversi giornali inglesi, tra cui “The Times” e “The Daily Telegraph”, e ha lavorato anche come insegnante di scrittura in una prigione di massima sicurezza – esperienza che spesso ritorna anche nei suoi thriller (thrillermagazine.it/17454/le-tre-bambine).

LA FORTEZZA DEI COSMONAUTI DI KEN MACLEOD

Su Urania Collezione la prima parte della trilogia “Engines of Light” di Ken MacLeod.

Il futuro immaginato dallo scrittore scozzese Ken MacLeod per l’inizio della sua trilogia Engines of Light non è molto distante dalla nostra epoca, tuttavia le cose sono cambiate moltissimo.
Nel 2040 la Russia, tornata comunista, ha conquistato una buona fetta dell’Europa, il Regno Unito ora si chiama FUK, former United Kingdom o ex Regno Unito, la tecnologia è cresciuta esponenzialmente e da una stazione spaziale ribelle arriva la notizia di un contatto con gli extraterrestri.
Su questa base di partenza si innestano due linee narrative, una che parte da Edinburgo e racconta le vicende di Matt Cairns, programmatore e membro dell’International Workers of the World Wide Web (o Webblies), l’altra ambientata a 200 anni dalla prima su un lontano pianeta, Mingulay, dove gli uomini convivono con diverse specie intelligenti.
Sin dal primo romanzo della trilogia, La fortezza dei cosmonauti, MacLeod intreccia differenti linee temporali in modo intricato, mescolando temi classici della fantascienza con massicce dosi di avventura e nuove idee, una per tutte la creazione del Webblies, l’unione dei programmatori poi ripresa da Cory Doctorow nel suo romanzo For the win (2010).
Lo stile di MacLeod richiede pertanto un certo sforzo di comprensione al lettore, ma questa piccola fatica viene ampiamente ripagata da una space opera moderna e affascinante.

QUARTA DI COPERTINA
Matt Cairns fugge dalla Scozia per approdare su una stazione spaziale; ha con sé informazioni cruciali fornite dagli alieni che darebbero agli esseri umani i mezzi per il viaggio interstellare. Duecento anni dopo, il biologo Gregor Cairns, un discendente degli esploratori che hanno colonizzato il pianeta Mingulay, si rende conto che navigare tra le stelle potrebbe essere alla portata degli umani.

L’AUTORE
Ken MacLeod, scozzese, nasce nel 1954 ed è considerato uno dei maggiori scrittori britannici: finalista al premio Arthur C. Clarke, Nebula e Hugo e vincitore del BSFA e dell’Eurocon 2000 come miglior autore. Nelle sue opere convergono tre filoni: spaziale, come nella Fortezza dei cosmonauti, ipertecnologico, con i problemi connessi al “postumanesimo” (pur rimanendo cauto sui pericoli della cibernetica del futuro) e infine quello politico. Non è un caso che il titolo di questo romanzo faccia riferimento ai “cosmonauti”, la dizione russa per astronauti (fantascienza.com/24043/la-fortezza-di-ken-macleod).