Capitolo III – Le Bacche

 

«Credo di aver mangiato troppo!» esordì Hitty, ruttando.

«Salute, milady!» borbottò Radtz al quale non piaceva assistere a tali volgarità. «Il rosa della tua armatura andrà lavato con il sapone».

«Chiedo venia, ma questi cesti contenevano leccornie umane alle quali il mio delicato stomaco non è abituato».

«Pensi ci vorrà ancora molto?».

«Non lo so, amico mio, non mi sono mai addentrato in questo posto… Comunque, è così deprimente».

«Almeno il sentiero è privo di biforcazioni, altrimenti potremmo perderci».

«Astuta osservazione, Radtz. Speriamo che la tua innata arguzia ci conduca sani e salvi a destinazione».

I due elfi continuarono ad addentrarsi nel bosco sacro per tutta la mattinata e buona parte del pomeriggio senza incontrare neanche un animaletto con il quale scambiare due parole e nemmeno un fiore da ammirare.

«Credi alle coincidenze?» chiese Hitty, bloccandosi all’improvviso.

«Come diceva sempre mio nonno, ogni coincidenza è il volere del Dio Vlok. Coglila e Vlok non coglierà te…».

«Strano detto… Comunque, pensavo che fossi tu a portare scalogna… Ora da che parte andiamo?» chiese Hitty, indicando la biforcazione del sentiero.

«Caspita, Hitty! Ora dove andiamo?».

«Più i giorni passano e più mi sembri stonato… Speriamo bene» commentò Hitty, massaggiandosi le tempie.

Radtz iniziò a cantare a squarciagola una canzone elfica tipica della festa del drago. Hitty lo lasciò fare per alcuni minuti, chiedendosi più volte cosa avesse fatto di male alle Dea Altares per meritarsi una vita simile. Ad un tratto,  l’amico smise di cantare.

«Ti sono sembrato così stonato?» chiese, sorridendo, Radtz.

«Più che stonato, mi sembri rintronato, ma hai fatto bene a chiedermelo. La prossima volta cercherò di usare un sinonimo più diretto» borbottò.

Radtz divenne improvvisamente triste: il pensiero del gattino malato gli tornò alla mente come un lampo a ciel sereno.

«Litigare non farà guarire il tuo simpatico amichetto» spiegò Hitty. «Hai una preferenza? Destra o sinistra?».

«Non lo so, Hitty. Il sentiero a destra mi sembra così buio e minaccioso, invece quello di sinistra mi fa venire i brividi solo guardandolo» piagnucolò. «Andiamo a sinistra!».

«Perfetto… andremo a destra! Occhio, malocchio…». Hitty continuò a bassa voce la preghiera contro la sfortuna, lanciando torve occhiate all’amico iettatore.

Il resto del pomeriggio continuò senza intoppi e Radtz, per ingannare il tempo, canticchiò svariate canzoni elfiche tipiche della festa del drago.

«Radtz, fai silenzio, mi sembra di aver sentito qualcosa» sussurrò Hitty, guardandosi intorno con circospezione.

«Non ho sentito niente. Forse te lo sei immaginato».

Dal bosco non sembrava provenire alcun rumore. I due amici ripresero a camminare, ma dopo qualche secondo un impercettibile fruscio attirò la loro attenzione e lo scudo a forma di testa di gatto di Hitty emise una lieve luminescenza dorata.

«No, no, no!» balbettò Radtz, iniziando a tremare come una foglia. «Sono così giovane e bello per morire… invece quel gattaccio rognoso ha quasi dieci anni! Hitty… il drago dorato… scappiamo, ti prego!».

«Che gli Dei ti fulminino e abbiano pietà della tua codardia. Sei il peggiore elfo rosa della storia, scappa vigliacco e non farti più vedere!» urlò Hitty, ancor più terrorizzato dell’amico.

«Insultarmi non ti farà diventare più coraggioso!» sbottò Radtz.

«No, ma agli occhi del drago tu sembrerai un miserabile e magari mangerà te, risparmiando me!» sogghignò Hitty. Un lampo di malvagità illuminò i suoi profondi occhi blu.

«Canaglia! Non sono un codardo come dici!» urlò Radtz, in preda al panico. «Me li mangio a colazione i draghi!».

«Chi osa mangiare i miei simili?» sbottò all’improvviso il drago dorato, planando dal cielo.

Hitty ghignò felice, si fregò le mani e non perse tempo a indicare Radtz quale sterminatore di draghi.

«Piccolo insetto» tuonò il mostro in direzione di Radtz. «Sono Grigiù, figlio di Sumé e sono il custode di questo bosco sacro. Cosa vi porta in questo posto, luride creature rosate?» grugnì, sputando un po’ di fuoco dalla bocca.

Il drago dorato atterrò a una decina di metri di distanza dai due elfi. Era gigantesco. La testa toccava quasi la chioma degli alberi e il corpo era massiccio e lungo. Le ali erano enormi, così come la coda.

«Sei contento, Radtz? Te l’avevo detto che dovevamo andare a sinistra…» brontolò Hitty.

«Ma, veramente…».

«Silenzio!» sbottò Grigiù. «Parlate in fretta o sarà la vostra fine» ruggì.

I due elfi si guardarono perplessi.

«Devo parlare o stare zitto?» chiese, sussurrando, Radtz.

Hitty fece spallucce e si fece il segno della croce.

«Oh, potente Grigiù» esordì Radtz, prostrandosi. «Abbiamo intrapreso questo difficile cammino per chiedere il tuo aiuto».

«Il mio aiuto?» chiese perplesso il drago. «E cosa sai dirmi dei draghi che hai mangiato?».

«Non li ho mai mangiati» balbettò Radtz. «Mi hai visto bene? Sono un piccolo insetto, vostra signoria, come avrei mai potuto?» .

«Beh, sì, in effetti…» meditò Grigiù mettendosi seduto e iniziando a scodinzolare.

«Siete un così bravo drago e anche bello e buono. Sono sicuro che non vorrai mangiarci. Almeno per il momento».

Grigiù annuì, sorridente.

«Continua così» lo incitò Hitty, camminando lentamente all’indietro e cercando di mettere più spazio possibile tra sé e l’amico.

«Brutto st…» sbottò a bassa voce Radtz.

Hitty fece spallucce. «Meglio a te che a me» ammiccò.

«Continua, insetto!» esclamò Grigiù.

«Deve sapere, signor drago, che il mio piccolo gattino è molto malato e ci siamo addentrati in questo posto sacro per poterlo curare».

«Gattino? Come vorreste curarlo questo gattino?» si leccò i baffi.

«Con il vostro permesso… con le bacche fucsia che crescono solo in questo posto».

«Maledetto!» urlò il drago. «Sei venuto anche tu a rubarmi il cibo! Vi ucciderò immantinente!».

Radtz venne preso dal panico. Non voleva finire nella pancia del drago, così si alzò in piedi, si lisciò i capelli, fece qualche passo in direzione di Grigiù e sfoggiò la sua arma più letale: esibì il più bel sorriso che un elfo rosa avesse mai mostrato in tutta la storia della Valle Fiorita.

«Non posso credere ai miei occhi» balbettò sbigottito il mostro.

Radtz si riempì di orgoglio, era stato il primo elfo a sconfiggere un vero drago dorato.

«Tu sei davvero rintronato!» sbottò il drago sputando un fatale getto di fuoco in direzione di Radtz.

«Per tutti gli Dei… questa è la mia fine!» sospirò Radtz.

Il getto del drago stava per colpire il povero elfo, quando qualcosa deviò la traiettoria delle fiamme.

«Non avrai veramente creduto che ti avrei lasciato morire così?» spiegò Hitty, usando lo scudo forgiato dal semidio Kello.

«Oh, fratello…». Radtz si sciolse in lacrime per il commovente gesto del suo migliore amico.

«Se i sorrisi non funzionano, non ci resta che combattere» sbraitò Hitty, impugnando la spada.

Radtz estrasse la propria arma e insieme all’amico iniziò a combattere il drago. I due elfi saltarono sugli alberi per poi scagliare i loro potenti colpi contro Grigiù, ma le loro spade non riuscirono a scalfire la pelle di quel dannato mostro. Il drago sputò fuoco in tutte le direzioni, bruciando ogni cosa intorno sé, ma gli elfi erano troppo agili e non riuscì mai a colpirli.

«Maledetti moscerini!» urlò Grigiù. «Mi state facendo arrabbiare!».

Hitty e Radtz continuarono a saltare e a sferrare colpi senza riprendere fiato nemmeno per un attimo fin quando, distrattamente, non finirono per saltare nella stessa direzione con il risultato di sbattere l’uno contro l’altro, cadendo gambe all’aria.

«Vi schiaccerò, maledetti!» ringhiò il drago, sferrando un micidiale fendente con l’enorme coda.

I due elfi vennero colpiti al torace e scagliati a metri di distanza. Un urlo straziante uscì all’unisono dalle loro bocche insieme a un rivolo di sangue.

«Avete avuto quel che meritavate, schifosi mangia draghi e ruba bacche a tradimento!» ghignò Grigiù.

«Hitty… mi ha fatto male. Sento dei dolori lancinanti in tutto il corpo» piagnucolò Radtz.

«A me, invece, ha fatto bene … Pensa che mi è passato pure il mal di schiena» ironizzò Hitty.

«Le fortune capitano sempre tutte a te» confessò Radtz, piangendo.

Hitty scosse la testa e borbottò: «Giuro che, se ne esco vivo, lo strangolo con le mie mani».

«Il mio povero gattino!» frignò Radtz.

Hitty pronunciò nuovamente delle parole incomprensibili per gli umani che, tuttavia, il drago e l’elfo compresero benissimo.

«Hitty! Lavati immediatamente quell’armatura rosa con il sapone!» lo ammonì Radtz, intonando una preghiera alla Dea del perdono.

«Per tutti gli Dei! Cosa devono ancora udire queste mie stanche orecchie?!» sbottò seccato, Grigiù. «Dove hai imparato quel linguaggio? I tuoi genitori non ti hanno picchiato abbastanza quando eri piccolo?».

«Taci, drago!» urlò Hitty, appoggiandosi al tronco di un albero e rimettendosi in piedi. Con il dorso della mano si asciugò il rivolo di sangue uscitogli dalla bocca e, con aria severa, si rivolse a Grigiù: «Ho provato a farti ragionare in tutti i modi, ma non mi lasci altra scelta». Ripose lo scudo dietro alla schiena e la spada nel fodero, sollevò un piede da terra e portò il ginocchio all’altezza del bacino. Dopodiché, fu il turno delle braccia, che alzò fino a portarle parallele al terreno. Poi, chiuse gli occhi e si concentrò: una misteriosa forza proveniente dal basso lo investì, facendogli volare via l’elmo e spingendogli capelli verso l’alto. L’armatura dorata emise una luminescenza gialla, mentre delle scariche elettriche iniziarono a vorticare tutte intorno al giovane elfo.

«Che diavolo sta facendo…?» balbettò il drago, intimorito.

Hitty mosse le braccia e le mani come se fossero le ali di un gabbiano e dopo alcuni interminabili secondi le portò sopra alla testa, congiungendo i palmi.

«No! Quella posizione… non è possibile!» urlò, incredulo, Grigiù. «Fermo, moscerino! Nn oserai sferrare quel colpo contro di me?».

«Non avrei mai voluto usare questo potere, mi hai costretto. La vita del gattino del mio più caro amico vale più di tutte le vite di questa lurida vallata!» urlò Hitty, piangendo.

«Ma così moriremo tutti, anche il gattino! Stai scherzando, vero? Non puoi essere così stupido!».

«Dici? Ora vedremo chi è il più stupido!».

«No! No fare sciocchezze, ragazzo! Vi aiuterò, lo prometto!» lo scongiurò, Grigiù.

«Giuramelo su quello che hai di più caro!» ordinò Hitty, corrugando la fronte.

«Te lo giuro sulla testa dei miei figli…» sbiascicò il drago.

«Così sia! Maledico te e i tuoi figli se dirai il falso!» urlò Hitty. Dalla bocca dell’elfo uscì una nebbiolina verde che investì il drago, penetrando nelle narici.

«Ora calmati!» lo implorò Radtz, posandogli una mano sulla spalla.

Hitty riportò le braccia lungo i fianchi e appoggiò il piede a terra. La misteriosa forza proveniente dal basso scomparve e l’armatura smise di emettere quella strana luminescenza. L’elfo fece qualche passo in direzione del proprio elmo, lo raccolse e lo indossò.

«Quanto sono figo!» esclamò Hitty. Piegò la testa all’indietro e fece ciondolare i capelli lungo la schiena.

Grigiù rimase basito e spalancò le enormi fauci.

«Allora, drago» si schiarì la voce Radtz, imbarazzato per il comportamento dell’amico. «Dacci le bacche e ti lasceremo vivo».

«Ehm, sì, sì, certo. Ma è normale che il tuo amico si comporti in quel modo?» chiese, sussurrando, a Radtz.

«Ma certo…» balbettò l’elfo. «Tutti gli elfi rosa si comportano in quel modo…» rispose con un filo di voce, vergognandosi come un ladro.

«Seguitemi, strani esseri rosati! Vi porterò dove nascono le bacche fucsia» sospirò il drago.

Si misero in cammino lungo il sentiero e proseguirono per quasi un’ora in completo silenzio. Hitty continuò a lisciarsi i capelli, assumendo strane pose con la bocca: stava ancora gongolando per la splendida vittoria., Per tutto il tempo, Radtz osservò con la coda dell’occhio l’amico e a ogni passo l’imbarazzo per il suo comportamento aumentava. Non si era mai vergognato così tanto in vita sua. Grigiù, invece, cercò di pensare a una valida scusa da raccontare loro per quando sarebbero arrivati all’albero delle bacche.

«Ci siamo quasi» borbottò il drago. «I frutti fucsia crescono dall’altra parte di quella roccia».

«Grazie, Grigiù. Sei stato molto gentile. Non sei cattivo come tutti gli altri dicono» disse Radtz, sorridendo felice. Ma un dubbio gli tolse immediatamente il sorriso. «Quante bacche dovrò raccogliere?» si chiese, allarmato.

«Ne prenderemo quel tanto che basta» lo rassicurò Hitty, dandogli una pacca sulla spalla.

«Ah, giusto. Che sbadato che sono» rispose Radtz, rasserenandosi. «Ma… un attimo… io non ho parlato» pensò tra sé e sé, turbato dal consiglio dell’amico.

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Capitolo IV

 

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