Capitolo II – Il Bosco Sacro

 

«È tutta la mattina che camminiamo in questo strano bosco… ma quanto manca ancora?» piagnucolò Radtz.

«Ci vuole il tempo che ci vuole. Né di più, né di meno» rispose Hitty, con tono mesto.

«Né di più, né di meno» lo scimmiottò l’amico. Poi aggiunse una pernacchia.

«Vuoi curarlo il tuo gattino? Allora smetti di frignare e comportati da elfo rosa!».

«Hai ragione, scusami» rispose Radtz, sfoggiando uno dei suoi sorrisi migliori.

«Piuttosto, cerchiamo un posticino appartato. Inizio ad avere fame e, anche se non vedo il sole, scommetto che è ora di pranzo».

«Sì, che bello, che bello! Finalmente si mangia!».

I due giovani elfi si guardarono intorno in cerca di un buon posto per potersi sedere e risposare un po’. Camminarono per un’altra ventina di minuti, quando Hitty perse la pazienza.

«Basta, quando è troppo è troppo» sbottò l’elfo.

Hitty si bloccò, chiuse gli occhi e l’armatura d’oro rosa iniziò a emettere una luce argentata. I lunghi capelli iniziarono a svolazzare verso l’alto, le mani e le braccia si mossero come in una danza e dopo tre interminabili secondi l’elfo spalancò gli occhi: «Shocking caaat, attack!» urlò.

Un mostruoso rombo, proveniente dall’alto, investì i due amici. Hitty sorrise, compiaciuto. Degli alberi, non molto distanti da loro, vennero sradicati dal terreno e in pochi secondi una piccola parte del bosco si trasformò in un bellissimo giardino elfico con fiorellini colorati e una fontana d’acqua fresca che zampillava dal terreno.

«Hitty! Ho trovato il posto che fa per noi! Guarda che bel giardino!» sbraitò, felice, Radtz, correndo verso la fontana.

«Un elfo molto perspicace» commentò Hitty con sarcasmo, passandosi una mano sulla faccia.

Radtz si avvicinò all’acqua fresca, ne bevve un lungo sorso e poi si mise carponi ad ammirare i fiori colorati.

«Perché non ci procuri qualcosa da mangiare?» chiese Hitty, affranto.

«Sì! Subito!».

Radtz si mise seduto con le gambe incrociate e iniziò a fare dei strani gesti con le mani, molto simili alle ombre cinesi. Dopo pochi secondi, dal nulla comparve un gran cesto di vimini pieno di leccornie.

«Viva il mese del drago! Viva il mese del drago!» urlò l’elfo, leccandosi i baffi.

«Chissà cos’hanno preparato di buono per i festeggiamenti» sorrise Hitty, aprendo il cesto.

 

In quello stesso momento, nel villaggio umano dall’altra parte della vallata…

«Mamma, mamma, mamma!» urlò, piangendo, il piccolo Lucius.

«Cosa è successo, amore della mamma?».

«È sparito, mamma. È successo anche oggi».

Il piccolo Lucius era un bambino un po’ sovrappeso, ma dal viso molto simpatico ed era noto nel villaggio per le sue filastrocche spensierate con le quali elogiava ogni pietanza cucinata dalla madre.

«Cos’è sparito, Lucius?».

«Il cesto per il picnic!» rispose, in un mare di lacrime.

«No, no! Ma come è possibile? Ieri è sparito il cesto con la coperta e oggi un altro cesto da pic-nic! Devo andare dal capo villaggio per denunciare l’accaduto» sbraitò la donna, infilandosi le scarpe buone. «Lucius, aspettami qui. Tornando a casa mi fermerò a comprarti tante cose buone da mangiare!» e uscì sbattendo la porta.

 

* * *

 

«Sono ore che camminiamo senza incontrare nemmeno una farfalla» piagnucolò Radtz.

«È un bosco sacro, perché le farfalle dovrebbero volarci dentro?» chiese Hitty.

«Per salvare i loro gattini?» rispose, speranzoso, Radtz.

Hitty scosse la testa: iniziava a non sopportare più le idiozie dell’amico.

«Hai pensato a come affrontare il drago dorato?» chiese Radtz, con voce tremante.

«Gli chiederemo con gentilezza di darci le bacche, gli spiegheremo che il tuo gattino sta male e vedrai che ce le darà. I draghi non sono così cattivi come si crede» spiegò Hitty.

«E se il drago, invece, non fosse così gentile da darcele?».

«Siamo elfi rosa, vedrai che riusciremo a convincerlo» ammiccò Hitty, sfoggiando uno splendido sorriso a trentadue denti.

Radtz restò estasiato dalla bellezza dell’amico e per un po’ se ne stette in silenzio ad ammirarlo.

«E se, invece, ci chiedesse di fare un sacrificio in cambio di quelle bacche?» chiese, terrorizzato, Radtz.

«Tranquillo, amico mio, vedrai che dopo averti mangiato mi darà quanto richiesto» ammiccò.

«Sììì!» urlò Radtz, felice per la soluzione trovata dall’amico.

Il bosco sacro era chiamato così perché in tempi molto antichi vi abitavano gli elfi verdi, progenitori di quelli rosa, e ogni decade i saggi del villaggio vi si recavano per pregare gli Dei. Qualche volta succedeva che non tutti facessero ritorno a casa e i sopravvissuti erano sempre restii a raccontare l’accaduto. Dicevano che era troppo doloroso da ricordare e ancora di più da spiegare. L’interno del bosco era molto silenzioso; un piccolo sentiero di terra battuta si districava tra i fitti alberi e la vegetazione più bassa. La cosa davvero strana è che il sole non riusciva davvero a oltrepassare il muro verde delle chiome degli alberi e non vi erano nemmeno i rumori classici degli animali del bosco o la cantilena delle foglie degli alberi spostate dal vento.

Camminarono per l’intero pomeriggio senza incontrare né animali, né elfi, né altri esseri viventi. La luce iniziò ad affievolirsi e così Hitty si chiese dove avrebbero potuto passare la notte. Le leggende parlavano di creature spaventose che si aggiravano nel bosco proprio quando al calar del sole e lui non aveva nessuna voglia di morire per colpa di quello stupido gatto malato dell’amico.

«Sei pensieroso, Hitty?» chiese Radtz, osservandolo.

«Non ti sfugge niente!» rispose, sarcastico, l’elfo. «No, niente» commentò a bassa voce.

Hitty borbottò qualcosa di incomprensibile alle orecchie umane, ma non a quelle di Radtz, che invece capì tutto benissimo e sbiancò; poi si mise in ginocchio e iniziò a intonare una cantilena alla Dea della tranquillità.

«Prega a bassa voce, Radtz! Non vorrai farti mangiare dal drago dorato» sghignazzò Hitty, tirando una pacca sulla spalla dell’amico.

Radtz scosse la testa impaurito e abbassò la voce.

Hitty osservò il bosco ed ebbe un’idea geniale: «Dormiremo sugli alberi!».

«Sugli alberi?» chiese, perplesso, Radtz. «Non siamo scimmie». Corrugò la fronte.

«L’idiota sono io» borbottò tra sé e sé Hitty. «Le cose devo prima farle e poi spiegargliele» continuò a borbottare a bassa voce.

L’elfo si avvicinò a uno degli alberi, accarezzò il tronco con amore e lo abbracciò. Sussurrò qualcosa in una lingua arcana e delle parole dorate uscirono dalla sua bocca. Un ramo si piegò verso Hitty che vi salì sopra con un balzo.

«Radtz! Ti vuoi sbrigare?».

L’elfo smise di pregare, si alzò in piedi e salì sopra al ramo che immediatamente iniziò a sollevarsi verso l’alto. Hitty pronunciò altre parole arcane e svariati rami si mossero nella loro direzione, anche quelli degli alberi vicini, intrecciandosi tra loro fino a formare una piattaforma sospesa.

«Grazie, alberi, siete stati molto gentili» sussurrò Hitty, accarezzando il tronco secolare della quercia.

«È vero!» confermò, compiaciuto, Radtz.

«Ora manca solo un giaciglio comodo sul quale riposare le stanche membra» sussurrò Hitty, sbadigliando.

«Lascia fare a me» lo rassicurò l’amico.

Radtz si mise seduto, incrociò le gambe e chiuse gli occhi. L’armatura d’oro rosa emise un flebile chiarore verdastro, l’elfo disegnò nell’aria delle parole che alla fine si dipinsero di blu per poi svanire al soffio della brezza notturna. Sulla piattaforma si materializzò un piccolo materasso con delle coperte. Non emanava un buon odore, ma i due elfi erano troppo stanchi per potersi lamentare come si addice a un vero elfo rosa. Si tolsero le armature e si misero subito a dormire.

 

In quello stesso momento, nel villaggio umano dall’altra parte della vallata…

«Mamma, mamma! Mi hanno rubato il lettino!» urlò, piangendo, il piccolo Lucius.

 

* * *

 

Eh sì, caro lettore. È accaduto proprio quello che immagini.

«Svegliati, Hitty! È l’alba!» borbottò Radtz, infreddolito.

«Ancora cinque minuti» mugugnò l’elfo.

«Hai detto la stessa cosa più di un’ora fa» brontolò l’amico.

«Bene. Altri cinque minuti, mammina».

«Ma quale mammina!» sbottò Radtz.

«Va bene, va bene!» esclamò Hitty, sbadigliando. «Come hai dormito? Hai russato tutta la notte…» sospirò.

«Davvero?» chiese perplesso. «Ricordo di essermi addormentato subito, ma durante il sonno qualcosa mi ha svegliato. Credo di aver aperto gli occhi perché ricordo di aver visto risplendere nel cielo le tre lune e poi…».

«E poi?» chiese incuriosito l’elfo.

«È arrivata l’alba e mi sono svegliato» rispose, sorridendo.

«Sarà meglio scendere da questa piattaforma. Facciamo colazione e mettiamoci in cammino, altrimenti non arriveremo mai da quel dannato drago dorato».

«Hai ragione. Il mio povero gattino… chissà come starà» sospirò, mesto.

Hitty parlò con gli alberi e uno dei rami che li aveva ospitati per la notte si abbassò fino a terra per farli scendere. L’elfo li ringraziò ancora, si stiracchiò e si incamminò verso il sentiero, quando qualcosa attirò la sua attenzione.

«Santo cielo!» urlò Hitty. «Cos’è successo qui?».

Il bosco sacro era tappezzato di coperte da pic-nic con sopra dei cesti di vimini stracolmi di cibo.

«Un miracolo!» spiegò Radtz, incredulo. «Buona festa del drago, Hitty!» esclamò, sorridendo.

Vai a:

Indice

Capitolo III – Le Bacche

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...