Capitolo III – I Defender

Capitolo III – I Defender

 

«Perché ci ha richiamato tutti alla base?» chiese Robert Flag a Rick, che stava passeggiando nervosamente nella stanza. Anche Rick aveva un passato nell’esercito: la Phoenix lo aveva usato come cavia per degli esperimenti nel tentativo di trasformarlo in un super soldato che obbedisse ciecamente agli ordini. La prima parte era riuscita egregiamente: Rick era alto quasi due metri, aveva delle spalle larghissime e un corpo in grado di rigenerarsi velocemente dopo qualsiasi ferita. Il tempo sembrava non invecchiarlo. La seconda parte, invece, era fallita epicamente: si era ribellato ai suoi creatori, spedendone all’inferno più di un migliaio.

«Non me lo ha detto. A giudicare dagli assenti, deve essere successo qualcosa di molto grave… Nessuno di voi ha notizie di Stiff, Cloak, Valentine o Cobb?» chiese Rick.

Nessuno parlò.

«Ma insomma, Rush ci ha chiamato per un motivo oppure no? Dov’è adesso?» chiese, spazientito, Flag.

Passarono solo pochi secondi dalla fine della frase quando Rush entrò nella stanza: «Siamo riusciti ad avere le coordinate precise del luogo in cui si trova il manufatto. Poco dopo, ci siamo resi conto che Roobbler era una parte significativa delle visioni». Rush camminò fino ad arrivare al centro della stanza: «Praticamente ho mandato Stiff e Cloak a morire. Abbiamo perso i contatti con entrambi, non rispondono».

Sfruttando il momento di pausa, Thunder prese la parola. Lui, come Wisdom, veniva da un altro pianeta: era molto forte fisicamente, poteva volare e controllare i campi elettromagnetici. Possedeva un’enorme spada in grado di prendere fuoco a comando. «Le coordinate, per favore. Andrò a vedere cosa è successo!» esclamò Thunder con aria di sfida.

«Non dobbiamo dividere le nostre forze, ora più che mai. Dobbiamo studiare un piano e non perdere la speranza» intervenne Fair. Era il braccio destro di Rush, un agente dell’Explor da tantissimo tempo. Ne aveva viste di tutti i colori, ma mai niente di simile a quegli avvenimenti degli ultimi mesi.

«Cobb e Valentine? Morti anche loro?» chiese Rick.

«No, sono chiusi in una cella, per precauzione: hanno messo fuori combattimento una trentina di agenti. Per il momento sono confinati» rispose il generale.

Flag stava per aggiungere qualcosa, quando il comunicatore interruppe tutti. Robert Flag era uno scienziato molto brillante, aveva delle idee geniali ed era un esperto di atomi, fusione nucleare e di tutto ciò che aveva a che fare con il plutonio e cose simili. Durante i suoi esperimenti una scossa di terremoto di magnitudo 8.5 della scala Richter aveva fatto esplodere il laboratorio in cui stava lavorando. Il corpo non venne trovato per mesi: era stato scagliato a chilometri di distanza, in mezzo alla foresta che faceva da contorno all’edificio per le ricerche sulla fusione fredda. Inspiegabilmente, Flag non era morto nell’incidente: le radiazioni da cui il suo corpo era stato investito gli avevano permesso di sopravvivere, rigenerando i tessuti lesionati, e di trasformarsi a suo piacimento in un essere spaventoso: un umanoide alto circa quattro metri, dalla forza simile a quella di Roobbler e con la possibilità di lanciare raggi gamma dagli occhi.

«Generale Rush, presto, venga nella sala controllo» disse una voce dall’interfono.

«Venite anche voi» ordinò Rush ai presenti. Allarmato, si diresse immediatamente verso la sala.

«Cos’è successo?» chiese il generale, appena superata la porta.

«Non crederà a quello che sentirà» disse l’addetto alle comunicazioni.

«Rush!… Rush!… L’abbiamo trovato!… Rush, mi senti? Mi sentite? L’abbiamo trovato. Qualunque cosa sia… è nelle nostre mani! Facciamo rientro alla base». La voce della registrazione che avevano appena sentito era quella di Stiff.

«Non sono morti!» esclamò Rick.

«Non solo, hanno trovato anche il manufatto» aggiunse Fair.

La gioia pervase i cuori dei presenti. Rush si avvicinò a una consolle, sfiorò uno dei tasti e disse: «Liberateli. Dite loro di raggiungerci». Fece una pausa e poi aggiunse: «Per sicurezza, scortateli fin qui».

«Signore, siamo riusciti a ripristinare le comunicazioni con Stiff e Cloak» disse uno dei tecnici.

«Stiff! Cloak! È Rush che parla».

«Ci dica, generale. È successo qualcosa di grave?».

«No… non ancora… Almeno credo…» fece spallucce: «Dove siete?».

«Siamo a qualche ora dalla base, stiamo procedendo alla massima velocità. Qualunque cosa fossimo andati a cercare, l’abbiamo trovata. A prima vista sembra una scatola di roccia e metallo. Si intravede un bagliore provenire dal suo interno. Per sicurezza l’abbiamo messa in un contenitore antiradiazione, ma dai primi esami sembra innocua» rispose Cloak.

«Ottimo lavoro, fate in fretta. Ci vediamo alla base. Rush, chiudo».

«Rush, chiudo…» lo scimmiottò Stiff. Prima di interrompere la comunicazione, aggiunse: «Preparate lo champagne!».

 

Cobb e Valentine vennero scortati lungo il corridoio che portava alla sala controllo. I due fidanzatini si scambiarono sguardi d’intesa e sorrisi. Arrivarono alla porta, che si aprì automaticamente; i primi due cyborg varcarono la soglia, seguiti dai due agenti e dagli altri cyborg. Nella stanza c’erano tutti, tranne Stiff e Cloak. Cobb pensò subito al peggio, ma i volti sereni dei compagni lo tranquillizzarono.

«Finalmente l’hanno trovato! Stanno tornando alla base» disse Wisdom a Cobb, sorridendo. Wisdom era l’altro extraterrestre arrivato con Thunder. Aveva dei poteri strabilianti: poteva volare, diventare incorporeo e sparare un raggio laser dalla gemma che aveva incastonata nel petto. Era alto più di due metri, di corporatura possente e molto delicato nei modi di fare. Appena l’alieno ebbe finito di pronunciare la frase, un’esplosione fece tremare l’intera struttura della base. Seguirono poi dei forti boati e il soffitto venne dilaniato come se fosse fatto di cartapesta. I quattro cyborg presenti nella stanza si alzarono immediatamente in volo e si misero a difesa dei presenti con le armi spianate.

«Allarme rosso! Avverti tutti di recarsi immediatamente all’altra base. Roobbler deve averci individuato. Che nessuno provi ad attaccarlo! Ripeto, che nessuno lo attacchi! Dirigersi al più presto alla base secondaria!» ordinò a voce alta Rush, rivolgendosi all’addetto alle comunicazioni.

Il tecnico annuì e fece quello che gli era appena stato detto.

Roobbler scoperchiò la sala controllo, si guardò intorno ed esclamò compiaciuto: «Klaus Josef Rush, finalmente ti ho trovato! Quasi tutti i Defender al completo, da quello che vedo. Un bel colpo di fortuna».

«Cosa ci fai qui? Vattene finché sei in tempo» lo ammonì Rush, cercando di intimidire l’avversario.

«Non sei nella posizione per darmi ordini. Muori, maledetto!» rispose Roobbler, scagliandosi verso il generale.

I quattro cyborg, che nel frattempo si erano portati ai lati del generale, attivarono un campo di forza respingente e Roobbler rimbalzò letteralmente all’indietro, andandosi a incassare nella parete di cemento armato alle sue spalle. Tutti erano a conoscenza dei poteri di quel demone, infatti pochi secondi dopo uscì dalle macerie incolume, più furioso di prima. I cyborg si disposero davanti a Rush che ne approfittò per ordinare ai presenti: «Presto, scappate, andate alla base secondaria! Wisdom, Thunder e Flag: voi restate qui. Dateci il tempo di andarcene e poi venite via anche voi».

I tre agenti annuirono; non vedevano l’ora di vendicare i compagni e gli uomini morti a causa di quel mostro. Gli altri agenti presenti nella stanza, Rush compreso, si diressero verso porta per scappare.

«Non così in fretta!» esclamò Roobbler.

Prima che chiunque di loro potesse fare qualcosa, dagli occhi del demone balenarono dei laser blu che investirono tutti i presenti. Cobb venne sbalzato in aria, andò a picchiare la testa contro una sporgenza del solaio distrutto e ricadde a terra intontito. La vista gli si annebbiò, e poco prima di svenire vide Valentine, poco lontano da lui, priva di sensi, a ridosso di una parete. Del sangue le usciva dalla testa.

«Questa è la fine…» pensò Cobb, poi tutto diventò ovattato e nero, e perse i sensi.
Un suono irritante squarciò il silenzio irreale della stanza.

«È già mattina? Ma io ho sonno…» mormorò Simone, tirando fuori un braccio da sotto le coperte per spegnere la sveglia.

«Buongiorno, amore. Dormito bene?» chiese Anna, stiracchiandosi.

La ragazza scese dal letto per andare in bagno.

«Ho fatto uno strano sogno… Ero un agente dell’Explor… C’erano degli inseguimenti… C’erano Rick, Stiff, Flag… È stato divertente, ma già inizio a ricordami poco o niente. Peccato!» esclamò Simone, seguendola con lo sguardo.

«Sempre pronto a salvare il mondo, eh?» chiese Anna, sorridendogli, per poi scomparire nell’altra stanza.

«Che sogno strano!» borbottò tra sé e sé il ragazzo. «Oggi ho quel colloquio di lavoro. Speriamo vada bene, mi piacerebbe lavorare in quella nuova azienda». Fece una doccia e indossò un abito elegante. «Sembro uno dei “Men in Black”» osservò, ridendo.

«Sei bellissimo» gli rispose Anna, sorridendo. Poi si avvicinò e lo baciò. «Vieni, andiamo a fare colazione». Lo prese per mano e andarono in cucina.

Simone accese la televisione per guardare il telegiornale, ma disattivò l’audio. I due fecero colazione sul bancone dell’isola della cucina: latte e caffè, accompagnati da qualche biscottino.

Nel frattempo, sul display del cellulare di Simone, lasciato sul comodino in camera, comparve l’anteprima di un SMS:

Mittente: Nicola Giuseppe Corsi.

Oggetto: La Protect Spa è lieta di confermarle l’appuntamento di oggi pomeriggio…
Intanto, sul televisore ignorato dai due piccioncini, la notizia della giornata era soltanto una: “Strano fenomeno avvistato nello spazio”. Il telescopio Hubble aveva fotografato una sorta di fenditura nello spazio, vicino al sole, dalla quale proveniva una fioca luminescenza.

I complottisti già parlavano di fenditura spazio-temporale per il collegamento tra universi paralleli e del fatto che il governo ne fosse a conoscenza da anni.

 

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