FRASE DEL GIORNO – Kurt Cobain

Non apprezzi mai le cose che hai finché non le perdi

Kurt Bobain

KURT COBAIN

Kurt Donald Cobain nacque al Grays Harbor Hospital della città di Aberdeen (Washington) dal meccanico Donald Leland Cobain e da Wendy Elizabeth Fradenburg, che si alternava tra un impiego da barista e quello di segretaria d’ufficio. Don e Wendy si conobbero a scuola e si sposarono il 31 luglio 1965 a Coeur d’Alene (Idaho) e i suoi avi erano di origine irlandese, inglese, olandese e francese da parte di padre e tedesca, irlandese, scozzese e inglese da parte di madre. Gli avi irlandesi di Cobain erano dei calzolai, il cui cognome in origine era Cobane e che nel 1875 migrarono dal villaggio nord irlandese di Inishatieve nella contea di Tyrone, per stabilirsi dapprima a Cornwall in Canada e poi nello Stato di Washington negli Stati Uniti d’America.

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Quando aveva otto anni (ossia nel 1975) Donald e Wendy Cobain divorziarono: fu un evento di grande impatto per il bambino e questo trauma lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. Già all’epoca la madre notò un profondo cambiamento nel bambino, che divenne di colpo introverso e infelice, tanto che le mura del bagno di casa sua riportavano i segni del suo disagio: «Odio mia madre, odio mio padre, mio padre odia mia madre, mia madre odia mio padre, è semplice: vogliono che io sia triste». (https://it.wikipedia.org/wiki/Kurt_Cobain)

STAY CURIOUS!


Il mio Nuovo Romanzo

La vita, sulla terra, ruota intorno a una fantomatica società che tiene in pugno i pensieri della gente attraverso un gioco, un’esperienza oltre-reale in grado di proiettare chiunque nelle più disparate situazioni; un gioco in cui emergono la vera natura e i desideri delle persone, una realtà che incatena e avvinghia ognuno tramite sofisticati chip nel cervello, tanto da rendere la partecipazione a queste “sessioni” una vera e propria dipendenza.
Ma qualcosa inizia a muoversi: le persone cominceranno a chiedersi se la loro vita, i loro gesti, i loro stessi pensieri sono davvero parte del loro vissuto o se, piuttosto, questi pensieri non siano il frutto di una programmazione in grado di determinare il modo in cui percepiamo il mondo.


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